I ragazzini reclutati dall'estrema destra per gli incidenti in piazza a Roma

Paolo Tripaldi ed Edoardo izzo
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AGI - L'estrema destra a Roma 'si rinforza' con i giovanissimi, minorenni di 16 o 17 anni, che hanno partecipato alle proteste di questi giorni con devastazioni e scontri con le forze dell'ordine in piazza del Popolo. Sono ragazzini che provengono dalle periferie della capitale e che non appartengono ufficialmente a sigle ultrà nè a movimenti come Forza Nuova, l'organizzazione di Roberto Fiore, che sabato sera e martedì sera è riuscita a trascinare in piazza almeno 300 persone contravvenendo alle misure per il contenimento della pandemia.

Per le due manifestazioni, non autorizzate dalla Questura, il tam tam finalizzato a raccogliere adesioni e riempire la piazza era girato sui social e tramite whastapp: un semplice invito ad accorrere rivolto a “famiglie, studenti, cittadini” contro le misure disposte con i dpcm dal Governo.

I ragazzini hanno risposto all'appuntamento indossando, quasi tutti, delle felpe nere con il cappuccio alzato, e una mascherina sempre di colore nero. Sembrava quasi una divisa obbligata, un vestiario probabilmente consigliato, pure quello, in qualche chat. Secondo gli investigatori, queste “nuove leve” reclutate on line provengono dalle aree urbane di Roma dove il disagio sociale, accentuato dalla pandemia, è più forte anche se nessuno di loro ha mai avuto precedenti o guai giudiziari.

Quattro i giovanissimi fermati dopo gli scontri di ieri sera a Piazza del Popolo: la loro posizione, una volta concluse le procedure di identificazione presso la Digos, sarà valutata dalla procura dei minori. Per loro le accuse sono di resistenza e violenza a pubblico ufficiale e danneggiamento. 

Solo ad aprile, in pieno lockdown, Forza Nuova a Roma non è riuscita a riempire le piazze come avrebbe voluto. All'invito a celebrare la Santa Pasqua nonostante i divieti imposti dalle misure anti-Covid lanciato dal leader romano di Forza Nuova, Giuliano Castellino, avevano risposto appena in dieci. Davanti alla Basilica di Santa Maria Maggiore la protesta era finita in pochi minuti con la polizia che aveva fermato e denunciato sei manifestanti.

Meno di un mese dopo, l'8 maggio, Forza Nuova era stata colpita da un terremoto interno: le sezioni di diverse regioni del partito avevano annunciato la scissione iniziando dall'Emilia Romagna, seguita dalla Lombardia, Trentino-Alto Adige, Toscana, fino alla Puglia e la Liguria. I fuoriusciti, che contestavano la gestione di Castellino, si erano riorganizzati fino ad arrivare a fondare una nuova sigla, la “Rete per un blocco nazionale”.

Sembrava la fine di Forza Nuova ma, cavalcando il mal contento sociale e il disagio economico che colpisce soprattutto le periferie, l'estrema destra si è riorganizzata. Dopo un avvicinamento al movimento dei gilet arancioni dell'ex generale dei Carabinieri, Antonio Pappalardo, FN è riuscita ad aggregare anche frange del mondo ultrà. Una saldatura che è avvenuta lo scorso 6 giugno quando al Circo Massimo si sono ritrovate le tifoserie di più parti d'Italia per protestare contro le misure del Governo.

Una giornata finita con gli incidenti e gli attacchi ai giornalisti. Le informative di polizia raccontano che in occasione delle due giornate di scontri in piazza del Popolo ad affiancare gli storici esponenti di Forza Nuova ci sono personaggi che frequentano le curve degli stadi, sono loro a portare fumogeni e bombe carta da far esplodere nel corso dei tafferugli. Poi sono arrivati i giovanissimi pronti ad emulare i più grandi negli scontri con le forze dell'ordine.