Omicidio Roma, lo zio: "Luca era dolce e buono"

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di Silvia Mancinelli  

L'appartamento in zona Appio Tuscolano, dove Luca Sacchi viveva insieme ai genitori oggi è un viavai di parenti, amici e conoscenti. Ad aprire il portone è la zia della vittima che ha gli occhi gonfi, mentre chiama a parlare il papà del ragazzo. "Stiamo decidendo con l'avvocato il da farsi, ancora non ce la sentiamo di parlare o commentare quanto accaduto", spiega con gli occhi ormai vuoti e gli amici che lo sostengono chi con una pacca sulle spalle, chi con un abbraccio. Tanti i parenti stretti intorno a lui e alla moglie che però "è a letto, provata da un dolore troppo grande" dice un altro zio, mentre esce dall'appartamento illuminato e caldo. 

"Luca era un ragazzo dolce, buono, che amava lo sport" dice Fabrizio Sacchi, fratello del padre di Luca. "Voleva aprirsi una palestra per conto suo, farsi una famiglia con dei figli. Era fidanzato da 5 anni, nonostante fosse un bel ragazzo aveva solo Anastasiya. Ora i suoi sogni sono infranti. Luca non beveva, non fumava, tutti i suoi organi sono stati espiantati proprio perché era in perfetta salute. Solo l'occhio era inutilizzabile, colpito dal proiettile". I suoi occhi sono lucidi, fatica a parlare mentre ribadisce: "Non conosceva i due ragazzi fermati, poi giravano con una pistola, come si fa ad accomunarli a Luca? Qui non si è più sicuri, non è giusto togliere la vita così a un ragazzo e rovinare 5/6 famiglie". Racconta il dolore della madre, della cognata, di tutti quanti amavano la vittima: "La nonna che tutti i giorni sentiva Luca - dice lo zio - ieri sera non ha ricevuto la sua chiamata, la mamma non ha avuto il suo bacio e a me è mancata la sua telefonata. Mi chiamava 'number one', io gli rispondevo chiamandolo allo stesso modo. E finita così, senza motivo".