Raggiunto il verdetto nel processo sulla morte di George Floyd

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Raggiunto ufficialmente il verdetto nel processo sulla morte del cittadino afroamericano George Floyd che è giunto alla sua conclusione poco dopo le ore 16.00 (ora locale). Derek Chauvin è stato giudicato colpevole nei tre gradi di imputazione. Per lui il massimo della pena è di 40 anni. “Chiese aiuto col suo ultimo respiro ma il poliziotto non dimostrò la minima compassione”, le parole del procuratore Steve Schleicher.

Processo George Floyd, raggiunto il verdetto

Derek Chauvin è colpevole di omicidio involontario di secondo grado per tutti i capi di imputazione. Questo il verdetto raggiunto al termine del processo sulla morte di George Floyd dello scorso 25 maggio 2020 avvenuta a Minneapolis. Il verdetto del giudice arrivato nella tarda serata di martedì 20 aprile 2021 (ora italiana) prevede per l’ex agente di polizia una pena massima di 40 anni che diventano 25 per omicidio di terzo grado e 10 per omicidio colposo. L’ammontare esatto della pena verrà tuttavia discusso tra circa otto settimane dallo stesso giudice che ha condannato l’ex agente di Polizia. In ogni caso fino a quando non verrà letta la sua condanna, Derek Chauvin rimarrà in carcere.

Se per l’agente Chauvin conosciamo il verdetto, per gli altri agenti di polizia accusati della morte di Floyd ovvero Alexander Kueng, Thomas Lane e Tou Thao, il processo deve ancora iniziare con la data di avvio fissata ad agosto. In particolare Kueng e Lane furono parte complice attiva aiutando l’ex agente Chauvin, mentre Tou Thao non fece nulla per evitare l’uccisione dell’uomo.

Il procuratore: “Floyd chiese aiuto”

Nella giornata di lunedì 19 aprile 2021, il procuratore Steve Schleiser nel leggere il suo discorso conclusivo ha messo in evidenza come Floyd non fosse una minaccia e come anzi Derek Chauvin abbia negato la pietà all’uomo nonostante la richiesta di aiuto. “Agli scettici tra voi, come potete giustificare la continua applicazione della forza su quest’uomo anche quando non aveva più polso? […] ha continuato a bloccarlo, ha continuato a calcare e torcere e spingere giù finché non ha schiacciato via la vita dal suo corpo”, le parole del procuratore che si è rivolto alla giuria.