Ragusa: "Senza vaccino in gravidanza rischio di perdere il bambino e parti pretermine"

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Antonio Ragusa, Direttore dell’Unità di Ostetricia e Ginecologia al Fatebenefratelli-Isola Tiberina di Roma (Photo: La freccia web, Getty creative)
Antonio Ragusa, Direttore dell’Unità di Ostetricia e Ginecologia al Fatebenefratelli-Isola Tiberina di Roma (Photo: La freccia web, Getty creative)

Le donne non vaccinate che contraggono il Covid in gravidanza hanno maggiori probabilità di sviluppare forme gravi della malattia, e corrono anche un rischio molto più alto di perdere il bambino. È quanto emerge dai dati di un nuovo studio condotto in Scozia dall’Università di Edimburgo e pubblicato sulla rivista Nature Medicine.

La dottoressa Sarah Stock, specialista in medicina materno-fetale e prima autrice dello studio, assieme al suo team, ha analizzato i dati raccolti su donne che avevano contratto il virus durante la gravidanza, in Scozia. Il campione analizzato comprende tutte le donne incinte o rimaste incinte dal primo marzo 2020 fino alla fine di ottobre 2021. 144.546 le gravidanze monitorate, in 130.875 donne. L’analisi ha mostrato che il periodo con maggior rischio di perdere il bambino, per natimortalità o nel primo mese di vita, è più alto tra le donne che hanno partorito entro quattro settimane dalla diagnosi di Covid: 22,6 decessi ogni 1.000 nascite, quattro volte il tasso di mortalità neonatale in Scozia (5,6 decessi per 1.000 nascite). Tutti questi decessi infantili si sono verificati in feti o nascituri di donne in gravidanza non vaccinate, mentre non si è verificato alcun decesso tra i bambini nati da donne che hanno contratto l’infezione ma erano vaccinate. Abbiamo intervistato sul tema il dottor Antonio Ragusa, Direttore dell’Unità di Ostetricia e Ginecologia al Fatebenefratelli-Isola Tiberina di Roma.

Dottor Ragusa, dallo studio in questione emerge che le donne non vaccinate che contraggono il Covid in gravidanza hanno maggiori probabilità di perdere il bambino e di sviluppare forme gravi della malattia. Perché?

Il virus, anche quando non dà problemi alla mamma né apparentemente al bambino, può determinare nel feto una serie di problematiche tra cui, nei casi più gravi, la morte, o nella mamma il peggioramento della malattia. Questo avviene perché l’infezione, oltre agli effetti che ormai tutti conosciamo, nelle donne incinte in particolare è in grado di colonizzare completamente la placenta della mamma e il feto stesso. Al momento non ci sono esami per accertare se il virus si trovi solo nella donna, o nella donna e nella placenta, oppure anche nel bambino. Ma sappiamo che quando la placenta è piena di virus i bambini hanno una risposta anomala agli stimoli ambientali, come all’ipossia, per esempio, cioè alla mancanza di ossigeno. Durante le gravidanze, il travaglio e il parto l’ipossia è normale e avviene di frequente, ma mentre un bambino in una donna con la placenta che non è piena di virus è in grado di rispondere a questa mancanza di ossigeno, un bambino la cui placenta è inficiata, pur non essendo contagiato dal virus, non è in grado di rispondere all’ipossia e può ammalarsi gravemente. Questi bambini dunque sono molto più vulnerabili alle malattie.

Cosa cambia, invece, nel caso di una gravidanza in cui la donna incinta che prende il Covid è vaccinata?

Il vaccino serve per attivare il sistema immunitario della donna. E avere un sistema attivato consente all’organismo femminile di tenere sotto controllo il virus, impedendo o comunque riducendo la sua virulenza, cioè la sua capacità in questo caso di colonizzare la placenta, il feto e di causare danni gravi alla mamma. La vaccinazione potenzia le difese immunitarie della donna, così da depotenziare l’espressività del virus nell’organismo. Uso una metafora: è come se noi fossimo in una fortezza assediata da nemici, che sono rappresentati dal virus. Fare il vaccino non vuol dire che i nemici necessariamente non riescano a entrarci, ma significa moltiplicare il numero di difensori della fortezza.

Lo stesso triste scenario si delinea per quanto riguarda i tassi di ricovero in terapia intensiva, che sono stati del 2,7% nelle donne non vaccinate, rispetto allo 0,2% riscontrato in quelle vaccinate con una o due dosi.

I dati di questo studio sono schiaccianti. Tra le donne che vanno in terapia intensiva gravi, cioè quelle che hanno bisogno di sostegno respiratorio, il 98%, cioè la quasi totalità, sono donne non vaccinate. Quelle vaccinate sono solo il 2%. Questo non significa che le donne vaccinate non possano prendersi l’infezione, ma magari la malattia non se la fanno in rianimazione. Io vedo questo quotidianamente nella mia esperienza sul campo. Ieri sera, per esempio, abbiamo ricoverato una donna incinta di 32 settimane che ha preso il Covid, ma che ha tre dosi di vaccino: la sua manifestazione dal punto di vista respiratorio è totalmente lieve, un piccolo raffreddore. Viceversa, purtroppo, ci è capitato di avere donne completamente devastate dal virus, ma tutte praticamente non vaccinate.

L’analisi ha riscontrato anche tassi di parto pretermine più elevati tra le donne con diagnosi di Covid e non vaccinate. Perché?

Dallo studio si evince che la percentuale di parti pretermine è più che raddoppiata nelle donne che non hanno fatto il vaccino: è superiore al 16%, contro un 8% delle donne vaccinate (da noi in Italia è del 7%, ma in linea di massima i dati sono simili). Questo raddoppio è inquietante. Dimostra la capacità che ha il virus di invadere la placenta, anche quando apparentemente non ha fatto male a nessuno dei due attori. E questo, nei casi più gravi, può determinare anche la perdita del feto.

La differenza tra mamme vaccinate e non vaccinate diventa ancora più evidente se si osserva la mortalità perinatale e i decessi neonatali (come mostrano i dati dello studio riassunti nella seguente tabella). In particolare, su 2.364 nascite totali, si sono verificati 11 morti in utero dopo la 24esima settimana e 8 decessi entro 28 giorni dalla nascita, tutti in seguito a infezione da Sars-Cov-2 in donne non vaccinate.

Il vaccino protegge anche da queste brutte conseguenze. 22 morti perinatali su 1000 contro meno di otto morti perinatali su mille. Questo vuol dire che la possibilità di avere la morte del tuo bambino dentro l’utero è tre volte tanto se tu non sei vaccinata rispetto invece a una donna vaccinata che ha la malattia.

Tasso di nascite pretermine (<37 settimane di gestazione) su 100 nati vivi (a) e tassi di mortalità perinatale estesa ( b) (nati morti (morte in utero ≥24 settimane di gestazione) e decessi neonatali entro 28 giorni dalla nascita per 1.000 nascite totali) a seconda dello stato vaccinale della madre (Photo: Nature Medicine)
Tasso di nascite pretermine (

È necessaria la terza dose per le donne in gravidanza?

Non direi necessaria, per ora. La seconda dose è senz’altro necessaria, perché appare chiaro ormai che completare il primo ciclo vaccinale permette alle donne incinte di avere meno problemi, sia loro che i bambini. Sulla terza dose i dati non sono ancora così chiari perché abbiamo iniziato relativamente da poco a farle, quindi la scienza ha bisogno di più tempo.

Cosa vorrebbe dire alle donne incinte che ancora non hanno fatto nessun vaccino?

Purtroppo oggi ancora troppe donne incinte manifestano delle perplessità sul vaccino. Si chiedono: “Ma cosa può succedere al mio bambino? Potrà diventare autistico?”. Ahimé ci sono in giro un sacco di fake news che fanno sì che le donne siano confuse. La comunicazione sui vaccini in gravidanza è stata totalmente inefficace, sia quella fatta dallo Stato che quella dei media. È stata sempre contrastante. Quello che posso dire è che oggi i dati dicono che ti devi assolutamente vaccinare se sei incinta, in qualsiasi periodo della tua gravidanza, primo, secondo, terzo trimestre, perché i benefici sono straordinariamente più elevati degli svantaggi, e questo noi lo vediamo tutti i giorni. Non si tratta solo di numeri, ma di carne e sangue.

Huffpost (Photo: Huffpost)
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Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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