De Raho: da agromafie danno enorme, servono pene più severe

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Roma, 13 gen. (askanews) - "Le mafie nel settore agroalimentare si sono fatte protagoniste, sono presenti in tutti i momenti. Via via le mafie si inseriscono in tutta la filiera, che è condizionata dalle mafie. Il danno enorme che riceve la nostra economia è evidente. Il contrasto alle mafie è un obiettivo prioritario per salvare la nostra economia: quello che ancora oggi non si riesce a capire, e neanche la politica ha colto a pieno perché non ne parla, è che le mafia sono la zavorra della nostra economia, ne impediscono lo sviluppo. Dovremmo intervenire tutti: contrastare le mafie nel terreno dell'agricoltura è fondamentale, dobbiamo sostenere il circuito di legalità". Lo ha detto il procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero De Raho, durante il convegno "Salute e Agroalimentare: dalla sicurezza più qualità", organizzato dai carabinieri alla caserma "Salvo D'Acquisto" a Roma.

Le mafie, ha spiegato il procuratore, "sono i primi protagonisti del controllo dell'agroalimentare e la legislazione esistente non è sufficiente. La Commissione diretta da Gian Carlo Caselli aveva realizzato un disegno di legge che finalmente poneva importanti indicazioni in materia di frode in commercio di prodotti alimentari: ma questi reati gravissimi, che finiscono a volte per influire sulla salute delle persone, sono puniti con pene alternative, con pene di reclusione molto basse e non sono consentite le intercettazioni. Porre la massima attenzione all'intervento e all'accaparramento delle mafie nei settori in cui orienta e domina la sua attività ed adottare una legislazione efficace in questo settore è un elemento di grandissima importanza. L'Italia è primo stato in materia di legislazione antimafia: aggiornare le fattispecie anche sotto il profilo del contrasto agroalimentare con pene necessarie è indispensabile", ha avvisato De Raho.

Per De Raho le organizzazioni criminali "tendono ad acquisire le più grandi estensioni di terreno, non solo per coltivare, ma anche per frodare la comunità europea sui contributi: l'Italia, con il Sud e parte del Centro-Nord, è il Paese che più di tutti gli altri pesa sul bilancio comunitario per le frodi derivanti dallo sfruttamento dei terreni a questo fine. Poi c'è il pascolo abusivo, da cui deriva la produzione di latte e formaggi, oltre che la macellazione delle carne, in cui si inseriscono le mafie. Le mafie si inseriscono anche nella grande distribuzione: le società della grande distribuzione sono riconducibili, non sempre, a un circuito mafioso che riesce a controllare il prezzo. Prodotti coltivati a costi notevoli finiscono poi ai grandi accaparratori dei prodotti ortofrutticoli a prezzi bassissimi che arrivando al mercato moltiplicano per 100 e oltre il prezzo: c'è una speculazione enorme che ricade sull'acquirente e sul mercato".

Per non dire del trasporto su gomma dei mercati ortofrutticoli, che "fin dagli anni '90, era quasi monopolio del clan dei Casalesi, Cosa nostra e 'ndrangheta. Il mercato ortofrutticolo di Milano", nel quale si è infiltrata la 'ndrangheta, "è passato nel 2019 in Europa al 16mo posto, quando era al primo negli anni scorsi".

"A magistratura e forze di polizia - ha concluso il procuratore - compete la massima attenzione a quei centri di distribuzione che si accaparrano gli stessi elementi fondamentali del commercio agroalimentare, che sono in collegamento di quei centri commerciali espressione ancora di una economia controllata dalle mafie tramite il riciclaggio del denaro".