de Raho: mafia nigeriani in ogni regione, segnali di unico vertice

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Roma, 27 nov. (askanews) - "Quella nigeriana oggi è diventata la criminalità più forte, ha articolazioni in quasi tutte le regioni italiane e in tutti i paesi dell'Europa, con una base molto forte nel Paese di origine. C'è una sorta di 'occupazione' dei territori in cui le organizzazioni nigeriane si pongono: queste articolazioni sembrano al momento non collegate tra loro, per quanto da uno dei casi più recenti, ancora oggetto di accertamento, possono evidenziare il medesimo vertice, pur operando in modo separato in territori e regioni diverse. È il primo spiraglio che abbiamo di fronte all'ipotesi che esista una struttura verticistica unitaria al di sopra di coloro che operano sui singoli territori". Lo ha detto il procuratore nazionale Antimafia e Antiterrorismo, Federico Cafiero de Raho, in audizione alla Commissione Schengen.

"La modalità operativa" dei nigeriani, ha continuato de Raho, "è talmente diffusa e molto spesso replicata nei vari territori da far pensare ad una sorta di unitarietà, che va poi di volta in volta verificata nelle sue forme. Appare con la composizione di articolazioni separate, con qualche piccolo segnale che ci siano delle unitarietà".

"Non ci meravigliamo se l'organizzazione nigeriana è in grado di esercitare una intimidazione e una violenza nei confronti dei famigliari delle vittime: al di là dei riti magici, esistono delle intimidazioni rappresentate dalla conseguenza eventuale di sottrarsi alla costruzione del gruppo a cui la vittima della tratta è stata assoggettata. Ribellarsi al sistema della criminalità nel Paese di destinazione significa per le vittime mettere anche a rischio i famigliari. Queste organizzazioni si muovono con il metodo mafioso dell'intimidazione, con omicidi, sequestri, torture, anche nei confronti della loro stessa comunità, mentre è difficile che il metodo mafioso sia utilizzato all'esterno: è questo che contraddistingue la capacità della mafia nigeriana a tenere un controllo strettissimo sui soggetti della loro comunità", ha concluso il procuratore.