Rai, Anzaldi (Iv): rinvio stretta su agenti? Ennesima presa in giro

Pol/Gal

Roma, 18 giu. (askanews) - "Se le indiscrezioni di stampa verranno confermate, la presunta 'stretta' sui conflitti di interessi di agenti e conduttori in Rai sarebbe solo l'ennesima presa in giro per il Parlamento e per i cittadini che pagano il canone. A 3 anni dall'approvazione all'unanimit della Risoluzione in commissione di Vigilanza (presidenza Fico), a oltre un anno dalla Delibera Agcom che sollecitava il recepimento di quella direttiva, a 8 mesi dall'impegno ufficiale preso dall'amministratore Salini in Vigilanza sull'entrata in vigore del regolamento, che sarebbe dovuto partire dal primo gennaio scorso (oltre 6 mesi fa), saremmo di fronte all'ennesimo rinvio". Lo scrive il deputato di Italia Viva e segretario della commissione di Vigilanza Rai, Michele Anzaldi, in un intervento su "Huffington Post".

"Uno schiaffo al Parlamento, che in ben due legislature diverse - aggiunge ancora Anzaldi - si espresso all'unanimit di Camera e Senato chiedendo alla Rai l'immediato rispetto di un preciso atto di indirizzo della commissione competente. Come possono i presidenti Fico e Casellati tollerare una situazione del genere senza intervenire? In tutti questi anni abbiamo sempre sentito voci levarsi contro gli sprechi della Rai, contro i semi monopoli di agenti e societ esterne, con i partiti unanimi nel chiedere l'eliminazione dei privilegi in Rai, ma alla prova dei fatti non cambia mai nulla. Sostenere, come pare voglia fare l'amministratore delegato, che la nuova policy sugli agenti entrer in vigore tra 90 giorni, ovvero quando i palinsesti del prossimo anno saranno ormai ampiamente approvati, significa rinviare di un altro anno l'entrata in vigore delle nuove regole, perch se ne riparlerebbe solo con i palinsesti del 2022. Perch l'ennesimo rinvio? Peraltro ancora da verificare se il regolamento Rai recepisca davvero tutte le indicazioni contenute nella Risoluzione della Vigilanza e nella Delibera Agcom. Mi aspetto che il presidente Barachini richieda al pi presto copia delle nuove policy approvate dal Cda, per verificare se siano rispondenti al dettato parlamentare". "E' inutile che alla politica i cittadini - prosegue Anzaldi - chiedano semplificazione, snellimento della burocrazia, l'estensione del modello Genova sulla ricostruzione del Ponte Morandi a tutte le opere, se poi anche di fronte a indicazioni chiare, ripetute e all'unanimit di tutto l'arco parlamentare non succede nulla. Da 3 anni la Rai, un'azienda pubblica che amministra quasi 2 miliardi di euro dei cittadini, fa muro di gomma contro una precisa indicazione parlamentare finalizzata a eliminare sprechi, privilegi e ingiuste posizioni di vantaggio. Grazie al canone imposto ai cittadini, la Rai continua a rimanere un mondo a s, un bengodi che in tutti questi anni non ha mai risentito di nessuna crisi, a differenza dei privati ma anche di tante amministrazioni pubbliche, e ha continuato ad assumere, a distribuire incarichi, a dare appalti, a prendere esterni pur avendo 13mila dipendenti interni, a distribuire promozioni (nei tg ci sono pi graduati che redattori semplici, casi unico al mondo). Ogni volta che la politica prova a riformare, a raddrizzare, c' sempre un codicillo dietro cui nascondersi, un ricorso da presentare, un giudice del Tar pronto a intervenire per proteggere i privilegi di mamma Rai. La prima riforma da fare, per togliere ogni alibi anche ai super contratti faraonici e alla proliferazione degli appalti esterni, eliminare la pubblicit dal servizio pubblico. Quasi due miliardi di euro di canone sono sufficienti per fare una vera tv di servizio pubblico. Con la scusa della pubblicit, invece, si rincorre il gossip, il sensazionalismo, senza neanche garantire un'informazione completa e corretta, vero compito fondamentale della tv pubblica".