Rai, Anzaldi (Pd): per Morcellini certi talk alimentano sfiducia

Pol-Afe

Roma, 15 ott. (askanews) - "Ha ragione il commissario Agcom ed esperto massmediologo Mario Morcellini: il registro comunicativo di certe trasmissioni Rai, come ad esempio l'intervista di Cartabianca alla ministra Bellanova andata in onda la scorsa settimana, indebolisce la fiducia dei telespettatori nella politica e la percezione dell'informazione Rai come bene comune. L'aggressività, la trasformazione del giornalista in un vero e proprio antagonista, ledono la corretta informazione. Cosa risponde la Rai servizio pubblico alle considerazioni di Morcellini, uno dei più noti accademici italiani nel settore della comunicazione, per anni preside della Facoltà di Scienze della Comunicazione dell'Università 'La Sapienza' a Roma? Una risposta sarebbe doverosa, se non per rivedere il modello comunicativo di certe trasmissioni, almeno come confronto di idee". Lo scrive su facebook il deputato di Italia Viva e segretario della commissione di Vigilanza Rai, Michele Anzaldi, che pubblica la risposta ricevuta dal professor Morcellini al quale il deputato aveva chiesto pubblicamente di intervenire "dopo il trattamento riservato dal talk show di Raitre alla ministra dell'Agricoltura".

"Caro Onorevole Anzaldi - scrive Morcellini nella sua lettera pubblicata sulla pagina facebook del deputato di Italia Viva - in merito al suo post Le rispondo sia come studioso di comunicazione che come Commissario Agcom. Come Lei sa, ho già commentato negativamente le reazioni populiste nei confronti della Ministra Bellanova. Con specifico riferimento alla trasmissione in questione, credo che si sia persa l'occasione di poter chiedere ad un Ministro della nostra Repubblica informazioni attinenti la propria azione istituzionale più che partitica. Ma colpisce ancor più la constatazione del cambiamento del registro comunicativo nel rapporto tra giornalista ed intervistato. In un certo senso sembra che si sia replicato quello che accadeva tempo fa quando in studio vi erano politici di schieramenti opposti che si interrompevano reciprocamente complicando e drammatizzando la funzione informativa a tutto tondo. Un tale registro favorisce la polarizzazione e non aiuta l'informazione rendendo, al tempo stesso, più complicato il meccanismo fiduciario del telespettatore nei confronti della politica. Credo soprattutto che l'utilizzo di aggettivi specifici e ben pensati, una risata qua e là (da parte di chi dovrebbe rappresentare sempre una voce neutrale), nonché una continua interruzione dell'intervistato non consente, in generale, il pieno svolgimento della funzione informativa non solo del Servizio pubblico ma di tutte le trasmissioni che svolgono tale nobile funzione. Del resto questo programma ha presentato non poche indulgenze rispetto a meccanismi che inducono più alla rappresentazione che ad un'autentica azione di Servizio pubblico. Si pensi all'indice di emotività, che sembra scimmiottare la rincorsa dell'emotività della comunicazione digitale. Siamo però di fronte a scelte ancorché discutibili ma di politica editoriale in cui il giornalista è sovrano e temo che sollecitare un'istruttoria sia una scelta ancora una volta frustrante. In ogni caso un tale esercizio comunicativo non fa bene all'audience e a me sembra che non favorisca la percezione dell'informazione del Servizio pubblico come bene comune", conclude Anzaldi.