Rai: Di Nicola (M5s), "riduzione canone, niente pubblicità e servizio pubblico puro"

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(di Veronica Marino) - No all'abolizione del canone, sì alla sua riduzione per dare una boccata d'ossigeno alle famiglie italiane. No alla eliminazione del tetto alla pubblicità che, anzi, deve essere reso più stringente anche per redistribuire le risorse a favore di carta stampata, siti web e agenzie di stampa. Sì ad una Rai riformata, depurata dalla politica e finanziata solo ed unicamente dal canone. Una Rai che non deve inseguire più le tv commerciali, ma fare fronte con produzioni originali al suo ruolo di servizio pubblico e alle sfide degli Over The Top. E' questa in estrema sintesi la visione del senatore pentastellato Primo Di Nicola e vicepresidente della Commissione di Vigilanza Rai, attento osservatore dell'evoluzione in atto nel mondo dei media e della mission specifica del Servizio Pubblico e quindi della Rai. Una visione approfondita e di sistema che Di Nicola racconta all'Adnkronos, all'indomani della presentazione delle proposte di abolizione del canone da parte di Gianluigi Paragone (M5s) a Palazzo Madama e Maria Laura Paxia (M5s) a Montecitorio. "L'idea di ridurre il canone per dare sollievo ai bilanci delle famiglie in un momento di grave crisi economica mi sembra una buona idea - spiega - anche per lo stimolo che può dare al servizio pubblico, spingendolo ad essere più competitivo sia sotto il profilo della qualità dei programmi sia per un più oculato utilizzo delle risorse. Bene perciò ha fatto Di Maio a sollevare il problema. Il servizio pubblico - argomenta il senatore M5s - in un Paese nel quale l'informazione e l'industria culturale sono preda di rapaci conflitti di interessi (passati e futuri) resta un perno fondamentale, un bene comune da tutelare e rafforzare, assicurandogli le risorse necessarie per assolvere la propria mission e riformandolo per svincolarlo dall'invadenza della politica nella direzione del disegno di legge Fico che abbiamo ridepositato alla Camera e al Senato e che prevede la creazione di un organismo di governo per la Rai, autonomo e indipendente dalla politica". Quale sarebbe precisamente la fonte di finanziamento più idonea allora, visto che il suo collega Paragone ha parlato di abolizione del canone e contestuale eliminazione del tetto alla pubblicità? "Non ho avuto modo di confrontarmi con il senatore Paragone - dice Di Nicola - Attualmente dal punto di vista dell'autofinanziamento quella della Rai è una posizione tanto singolare quanto anomala: ha risorse sicure attraverso il canone pagato dai cittadini ed in più attinge al mercato pubblicitario come un qualsiasi soggetto privato. Su questo secondo aspetto si concentrano, però, molte criticità: è stata proprio la caccia selvaggia allo spot attraverso la sfrenata rincorsa all'audience, allestendo programmi al limite del trash per competere con la tv commerciale, a provocare il drammatico scadimento dei programmi registrato negli ultimi decenni". Di qui la convinzione di Primo Di Nicola che la strada giusta sia "progettare a lunga scadenza un servizio pubblico, una Rai completamente sottratta alle logiche concorrenziali del mercato pubblicitario, finanziandola esclusivamente con il canone. Se i cittadini pagano - scandisce il senatore pentastellato - è giusto che abbiano una tv pubblica di grande qualità".  Ma non c'è il rischio che un tv finanziata solo dal canone possa diventare noiosa? "Assolutamente no. Un Servizio Pubblico serio non deve essere tradotto in una linea editoriale pesante", secondo Primo Di Nicola. "Anche in questo scenario il servizio pubblico deve pensare a palinsesti ricchi e diversificati . D'altra parte - osserva - sul fronte della satira, per esempio, la Rai ha sempre saputo essere all'avanguardia scoprendo nuovi talenti e format, ma è chiaro che la sfida sarebbe ambiziosa e profonda e richiederebbe idee e linguaggi televisivi nuovi, raccogliendo la sfida della modernità con tutti i problemi che pone sul tappeto, dall'intelligenza artificiale all'educazione ambientale, dall'educazione digitale alla rivalutazione di tutte le culture mortalmente omologate dalla globalizzazione selvaggia. E, in più, con un vantaggio aggiuntivo sotto il profilo dell'acquisizione di risorse".  Quale? "Attraverso la famosa Rai Com, viale Mazzini potrebbe giocare un ruolo fondamentale non solo acquisendo prodotti altrui, ma soprattutto vendendo prodotti originali Rai di tutti i generi, fiction, documentari, trasmissioni di intrattenimento". Lasciando il mercato pubblicitario solo alle tv private non si corre il rischio di favorire solo chi è già dominante? "Si corre questo rischio - ragiona Primo Di Nicola - solo se lasciamo le cose come sono adesso. Pensando, invece, ad una tv pubblica interamente finanziata dal canone a mio avviso si pone anche la necessità di intervenire per regolare il mercato pubblicitario, introducendo tetti stringenti per evitare posizioni dominanti e soprattutto uno scenario nel quale siano solo un paio di soggetti ad accaparrarsi tutto. Con misure legislative in grado di prevedere soglie relativamente basse non solo si evita questo rischio - argomenta il senatore - ma si favorisce pure la crescita di nuove imprese televisive garantendo il pluralismo e soprattutto l'afflusso di risorse pubblicitarie maggiori verso altri settori editoriali a cominciare dalla carta stampata per non parlare delle agenzie di stampa e delle testate web, settori oggi in grave sofferenza".

(di Veronica Marino) - No all'abolizione del canone, sì alla sua riduzione per dare una boccata d'ossigeno alle famiglie italiane. No alla eliminazione del tetto alla pubblicità che, anzi, deve essere reso più stringente anche per redistribuire le risorse a favore di carta stampata, siti web e agenzie di stampa. Sì ad una Rai riformata, depurata dalla politica e finanziata solo ed unicamente dal canone. Una Rai che non deve inseguire più le tv commerciali, ma fare fronte con produzioni originali al suo ruolo di servizio pubblico e alle sfide degli Over The Top. E' questa in estrema sintesi la visione del senatore pentastellato Primo Di Nicola e vicepresidente della Commissione di Vigilanza Rai, attento osservatore dell'evoluzione in atto nel mondo dei media e della mission specifica del Servizio Pubblico e quindi della Rai. Una visione approfondita e di sistema che Di Nicola racconta all'Adnkronos, all'indomani della presentazione delle proposte di abolizione del canone da parte di Gianluigi Paragone (M5s) a Palazzo Madama e Maria Laura Paxia (M5s) a Montecitorio. 

"L'idea di ridurre il canone per dare sollievo ai bilanci delle famiglie in un momento di grave crisi economica mi sembra una buona idea - spiega - anche per lo stimolo che può dare al servizio pubblico, spingendolo ad essere più competitivo sia sotto il profilo della qualità dei programmi sia per un più oculato utilizzo delle risorse. Bene perciò ha fatto Di Maio a sollevare il problema. Il servizio pubblico - argomenta il senatore M5s - in un Paese nel quale l'informazione e l'industria culturale sono preda di rapaci conflitti di interessi (passati e futuri) resta un perno fondamentale, un bene comune da tutelare e rafforzare, assicurandogli le risorse necessarie per assolvere la propria mission e riformandolo per svincolarlo dall'invadenza della politica nella direzione del disegno di legge Fico che abbiamo ridepositato alla Camera e al Senato e che prevede la creazione di un organismo di governo per la Rai, autonomo e indipendente dalla politica". 

Quale sarebbe precisamente la fonte di finanziamento più idonea allora, visto che il suo collega Paragone ha parlato di abolizione del canone e contestuale eliminazione del tetto alla pubblicità? "Non ho avuto modo di confrontarmi con il senatore Paragone - dice Di Nicola - Attualmente dal punto di vista dell'autofinanziamento quella della Rai è una posizione tanto singolare quanto anomala: ha risorse sicure attraverso il canone pagato dai cittadini ed in più attinge al mercato pubblicitario come un qualsiasi soggetto privato. Su questo secondo aspetto si concentrano, però, molte criticità: è stata proprio la caccia selvaggia allo spot attraverso la sfrenata rincorsa all'audience, allestendo programmi al limite del trash per competere con la tv commerciale, a provocare il drammatico scadimento dei programmi registrato negli ultimi decenni". 

Di qui la convinzione di Primo Di Nicola che la strada giusta sia "progettare a lunga scadenza un servizio pubblico, una Rai completamente sottratta alle logiche concorrenziali del mercato pubblicitario, finanziandola esclusivamente con il canone. Se i cittadini pagano - scandisce il senatore pentastellato - è giusto che abbiano una tv pubblica di grande qualità".  

Ma non c'è il rischio che un tv finanziata solo dal canone possa diventare noiosa? "Assolutamente no. Un Servizio Pubblico serio non deve essere tradotto in una linea editoriale pesante", secondo Primo Di Nicola. "Anche in questo scenario il servizio pubblico deve pensare a palinsesti ricchi e diversificati . D'altra parte - osserva - sul fronte della satira, per esempio, la Rai ha sempre saputo essere all'avanguardia scoprendo nuovi talenti e format, ma è chiaro che la sfida sarebbe ambiziosa e profonda e richiederebbe idee e linguaggi televisivi nuovi, raccogliendo la sfida della modernità con tutti i problemi che pone sul tappeto, dall'intelligenza artificiale all'educazione ambientale, dall'educazione digitale alla rivalutazione di tutte le culture mortalmente omologate dalla globalizzazione selvaggia. E, in più, con un vantaggio aggiuntivo sotto il profilo dell'acquisizione di risorse".  

Quale? "Attraverso la famosa Rai Com, viale Mazzini potrebbe giocare un ruolo fondamentale non solo acquisendo prodotti altrui, ma soprattutto vendendo prodotti originali Rai di tutti i generi, fiction, documentari, trasmissioni di intrattenimento". 

Lasciando il mercato pubblicitario solo alle tv private non si corre il rischio di favorire solo chi è già dominante? "Si corre questo rischio - ragiona Primo Di Nicola - solo se lasciamo le cose come sono adesso. Pensando, invece, ad una tv pubblica interamente finanziata dal canone a mio avviso si pone anche la necessità di intervenire per regolare il mercato pubblicitario, introducendo tetti stringenti per evitare posizioni dominanti e soprattutto uno scenario nel quale siano solo un paio di soggetti ad accaparrarsi tutto. Con misure legislative in grado di prevedere soglie relativamente basse non solo si evita questo rischio - argomenta il senatore - ma si favorisce pure la crescita di nuove imprese televisive garantendo il pluralismo e soprattutto l'afflusso di risorse pubblicitarie maggiori verso altri settori editoriali a cominciare dalla carta stampata per non parlare delle agenzie di stampa e delle testate web, settori oggi in grave sofferenza".