La revoca di Foa è il rompicapo della Rai, via legislativa prioritaria

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di Veronica Marino In questi giorni Marcello Foa è nei pensieri di molti dentro e fuori la Rai, Pd in testa. In Viale Mazzini c'è chi fra i consiglieri ritiene che sia sufficiente depotenziarlo perché non possa più intralciare il lavoro che l'ad vuole condurre in porto. C'è, invece, chi non ha dubbi sulla necessità stringente che Foa scenda definitivamente dal cavallo di Viale Mazzini perché, avendo dalla sua il potere di decidere l'ordine del giorno del consiglio, continuerà ad essere un problema non essendo ritenuto un presidente di garanzia e perché, come presidente, dispone di un voto doppio in caso di parità. 

Al di là di chi continua ad evidenziare che non c'è un vero problema Foa e che l'ad ha poteri tali da poter gestire al meglio l'Azienda vieppiù con un presidente depotenziato dalla nuova maggioranza in atto, in Rai il rompicapo di questi giorni è sempre lo stesso: come revocare Foa. E più passano le ore, più prende quota la soluzione legislativa. La legge di riforma Renzi, infatti, recita quanto segue: "La revoca dei componenti del consiglio di amministrazione è deliberata dall'assemblea (e quindi dagli azionisti vale a dire dal Mef, ndr) ed acquista efficacia a seguito di valutazione favorevole della Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi". In sostanza il ministero dell'Economia potrebbe revocare Foa da consigliere e di conseguenza - spiega chi sta studiando la questione - da presidente poiché non farebbe più parte del consiglio. A quel punto scatterebbe il passaggio in commissione di Vigilanza dove è richiesta (poiché non si fa riferimento ad una maggioranza qualificata) la maggioranza semplice e cioè 21 voti, esattamente quelli a disposizione di Pd (7) e M5s (14). 

C'è un'altra faccia del rompicapo, sebbene considerata più scivolosa, e cioè la revoca del presidente, che la legge prevede come possibile ("In caso di dimissioni o impedimento permanente ovvero di revoca del presidente o di uno o più membri del consiglio di amministrazione, i nuovi componenti sono nominati con la medesima procedura...") senza spiegare come. In sostanza la procedura di revoca non è normata dalla legge. Ed ecco perché, secondo chi sta studiando la 'pratica-Foa', questa strada esporrebbe la Rai al rischio di un ricorso da parte di Foa (i precedenti non mancano). La partita è quanto mai complessa . E non mancano ragionamenti anche sulle altre tessere del puzzle.  

Ci sono, in particolare, altri due tasselli. Uno è rappresentato dalla possibilità di annullare il secondo voto della Vigilanza con cui è stato nominato Foa presidente dopo l'estate. Chi è certo, infatti, che due schede siano nulle, ritiene che se i presidenti di Camera e Senato dessero il via libera all'accesso agli atti, questo sarebbe determinante per far saltare Foa. Una strada, questa, che sembra però in salita sia perché non appare probabile che la presidente del Senato Casellati dia il suo benestare, sia perché annullare il voto non implica necessariamente la conseguente revoca di Foa. Stando, infatti, ad alcuni precedenti, quando il voto è risultato nullo, si è proceduto ad un nuovo voto. Certo - e questo è immaginabile - un terzo voto su Foa potrebbe dare un esito diverso, non assicurandogli questa volta l'incarico di presidente. 

Ed ora il Tar, l'altra possibile strada per la revoca di Foa da presidente. Da quel che apprende l'Adnkronos, i giudici amministrativi si sarebbero riuniti per andare in decisione sul ricorso della consigliera Rita Borioni contro il secondo voto che ha portato la nomina di Foa a presidente, il 3 luglio scorso. Questo significa che, a breve, dovrebbe arrivare una sentenza in materia. Qualcuno ha notato i tempi lenti di questa decisione, ma è anche vero che c'è stata di mezzo l'estate e che in genere quando si tratta di sentenze particolarmente rilevanti dal punto di vista politico, l'attenzione è massima e quindi i tempi si allungano. Detto questo, anche se l'esito fosse positivo e cioè vincesse la Borioni, Foa resterebbe comunque consigliere. E a quel punto i presidenti potrebbero essere o Rita Borioni (che intanto presiederebbe comunque il Cda in quanto consigliera più anziana) o Riccardo Laganà, considerato che Beatrice Coletti è stata indicata dal M5s come Salini e quindi non è da considerarsi papabile. E chissà che su Laganà non possano ricadere i voti di Forza Italia che, pur di non votare il Pd, in un momento in cui la politica è quanto mai fluida e le alleanze instabili, preferiscano votare chi è fuori dai giochi dei partiti.