Raid su Gaza fanno strage di bambini. Antimissili in azione a Tel Aviv

Gaza (Striscia di Gaza), 18 nov. (LaPresse/AP) - Per il quinto giorno consecutivo, prosegue l'offensiva israeliana sulla Striscia di Gaza e il bilancio dei morti continua a salire: 71 le vittime palestinesi, tra cui molti bambini. Nel più grave degli episodi, una casa di due piani dove viveva la famiglia Daloo è stata rasa al suolo e undici civili, soprattutto donne e bimbi, hanno perso la vita. Non si fermano intanto nemmeno i razzi lanciati versi Israele (due quelli intercettati oggi dal sistema Iron Dome diretti a Tel Aviv), mentre la diplomazia è al lavoro per provare a raggiungere un cessate il fuoco. Ma le ultime dichiarazioni del premier Benjamin Netanyahu, secondo cui "l'esercito di Israele è pronto a estendere in modo significativo l'operazione" a Gaza, non fanno ben sperare. Migliaia di soldati israeliani sono dispiegati al confine con la Striscia per l'eventualità di un attacco di terra.

71 IN TUTTO LE VITTIME PALESTINESI. Secondo quanto riferisce l'emittente al-Jazeera, citando fonti mediche, dall'inizio dell'offensiva scattata mercoledì, le vittime palestinesi sono in tutto 71, di cui venti bambini, otto donne, nove anziani e 34 uomini adulti. Molti anche i feriti, in tutto 660, tra cui 224 bambini, 113 donne e 50. Tra gli israeliani, invece, tre i morti e oltre 50 le persone rimaste ferite.

RAZZI VERSO TEL AVIV. INTERVIENE IRON DOME. Intanto, continuano i lanci di razzi da Gaza verso il territorio israeliano, oggi oltre cento, due dei quali diretti verso Tel Aviv. Secondo quanto riferiscono fonti israeliane, in giornata il sistema anti-missile Iron Dome ha intercettato e distrutto almeno 30 razzi, compresi quelli diretti verso la capitale. Intanto, il comandante Shahar Shohat, intervistato dall'emittente Channel 2, fa sapere che Israele è pronto a schierare la sesta batteria di Iron Dome, "nel caso fosse necessario".

NELLA NOTTE RAID SU MEDIA CENTER A GAZA. Nella notte due media center erano stati colpiti da raid israeliani, provocando il ferimento di almeno sei giornalisti. Un raid ha raggiunto il complesso Al-Shawa, dove hanno sede alcuni media locali e stranieri tra cui l'emittente televisiva con base in Libano al-Quds Tv, la rete tedesca ARD e Kuwait tv. Un secondo attacco aveva colpito poi un altro media center: due missili sono stati lanciati sul 15esimo piano dell'edificio dove hanno sede gli studi di Al-Aqsa tv.

EGITTO PROSEGUE MEDIAZIONE PER CESSATE IL FUOCO. Proseguono intanto gli sforzi diplomatici per raggiungere un accordo di cessate il fuoco. Un ruolo centrale è giocato dall'Egitto, il cui presidente Mohammed Morsi ha ventilato ieri la possibilità di una tregua. Oggi Morsi ha parlato al telefono per 20 minuti con il premier di Hamas, Ismail Haniyeh. Quest'ultimo ha detto a Morsi di sostenere gli sforzi di mediazione, a patto che Hamas riceva "garanzie che sarà evitata ogni futura aggressione" da parte di Israele.

NETANYAHU: PRONTI A ESTENDERE OPERAZIONE. Nonostante i tentativi di mediare una pace, Natanyahu ha fatto sapere che l'esercito di Israele è pronto a estendere l'operazione su Gaza. La sua dichiarazione giunge dopo un'intervista rilasciata oggi alla radio militare dal portavoce dell'esercito israeliano, il brigadier generale Yoav Mordechai. Quest'ultimo ha spiegato che nell'offensiva a Gaza - oltre ai lanci di razzi - Israele ricorrerà oggi ad attacchi "più mirati, più chirurgici e mortali" contro Hamas. Mordechai ha detto che all'esercito è stato ordinato di intensificare i raid a seguito della riunione a tarda notte alla quale hanno partecipato Netanyahu e il ministro della Difesa Ehud Barak. "Immagino che nelle prossime ore vedremo continui attacchi mirati a uomini armati e comandanti di Hamas", ha affermato Mordechai ad Army Radio.

ISRAELE PRENDE FREQUENZE RADIO HAMAS. Sempre oggi l'esercito israeliano si è impossessato di alcune frequenze delle stazioni radio di Hamas e della Jihad islamica per diffondere un messaggio registrato in lingua araba in cui preannuncia l'avvio di una seconda fase della sua operazione. "Alla popolazione di Gaza: Hamas sta scherzando con il fuoco e giocando d'azzardo con il vostro destino", recita il messaggio che viene trasmesso ogni cinque minuti. "La Israel Defense Force si sta apprestando alla seconda fase della sua operazione; per la vostra sicurezza dovreste stare lontani da infrastrutture e personale di Hamas", prosegue la voce. Il messaggio non spiega in cosa consista la "seconda fase".

COSA CHIEDONO LE DUE PARTI PER ARRIVARE ALLA TREGUA. Un accordo rapido fra le parti per un cessate il fuoco sembra improbabile visto che il governo di Hamas e lo Stato ebraico sono ben distanti nelle rispettive richieste. Gaza vorrebbe condizionare un accordo per la tregua all'abbandono totale dell'embargo sulla Striscia imposto nel 2007 da Israele e dal predecessore di Morsi, Hosni Mubarak. Hamas vuole inoltre garanzie che Tel Aviv fermi le uccisioni mirate dei suoi leader e comandanti militari. Israele, da parte sua, respinge queste richieste, fa sapere di non essere interessato a un "intervallo" e vuole garanzie che i lanci di razzi dal territorio palestinese si fermino del tutto. Negli ultimi giorni, da Gaza i militanti hanno esteso il raggio d'azione dei loro razzi, lanciandoli anche in direzione di Tel Aviv e Gerusalemme. Il direttore generale del ministero della Difesa israeliano, Udi Shani, ha spiegato ad Army Radio che l'operazione dello Stato ebraico contro i militanti di Gaza non intende far cadere il governo di Hamas, ma minare le sue capacità di attaccare Israele. "Se non riusciamo a raggiungere i nostri obiettivi via aria, dovremo entrare via terra", ha detto Shani. "Spero che nei prossimi giorni si deciderà", ha concluso.

COOPERANTI ITALIANI EVACUATI A GERUSALEMME. Sempre oggi, il gruppo di cooperanti italiani bloccati da giorni a Gaza è stato trasferito a Gerusalemme, grazie a un'operazione portata a termine dal consolato generale italiano con il sostegno dell'ambasciata a Tel Aviv e sotto il coordinamento dell'unità di crisi della Farnesina. I nove (otto cooperanti e una missionaria laica) sono stati fatti salire su un convoglio richiesto dall'unità di crisi e dal consolato, e organizzato dal dispositivo Unrwa dell'Onu, grazie a cui hanno raggiunto il valico di Eretz e sono stati accompagnati a Gerusalemme. "Siamo riusciti a lasciare la Striscia in Gaza in uno dei rari momenti in cui la situazione si era tranquillizzata", ha confermato a LaPresse una dei cooperanti, Meri Calvelli, dell'Associazione cooperazione e solidarietà, che si occupa di progetti legati all'agricoltura a sud di Gaza. "Ora staremo qui qualche giorno ma - aggiunge - la nostra intenzione è tornare presto nella Striscia per dare sostegno alle famiglie più disagiate", "sperando che la nostra presenza aiuti anche a fare pressioni internazionali affinché si giunga alla fine delle violenze".

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