Rampelli (FdI): “Stanno tornando al potere i comunisti”

Fabio Rampelli

In un’intervista a Coffee Break, Fabio Rampelli commenta la nascita del nuovo governo. “Una maggioranza nata nel palazzo, che non rappresenta il volere popolare e che sta riportando i comunisti al governo“, dichiara.

Rampelli su governo Pd-M5S

All’indomani del voto sulla piattaforma Rousseau, il nuovo esecutivo sembra stia per decollare. Conte ha sciolto la riserva oggi, mercoledì 4 settembre, e presentato a Mattarella la lista dei ministri. Il Movimento si è dichiarato entusiasta per le decine di migliaia di persone che hanno partecipato a questa “forma di democrazia diretta“.

Fabio Rampelli, deputato di Fratelli d’Italia e Vicepresidente della Camera, non è d’accordo con questa definizione. “E’ un voto che coinvolge 80mila iscritti ai Cinque Stelle, non può essere spacciato per democrazia diretta. In quest’ultimo caso la platea sarebbe decisamente più ampia“, ha dichiarato negli studi di La7. Ha poi invitato i grillini a incoraggiare la riforma costituzionale per l’elezione diretta del Capo dello Stato, battaglia storica di FDI e forma di vera democrazia diretta.

Invece ora accade che molte persone hanno detto che il Pd doveva stare all’opposizione e oggi si ritrovano Renzi che fa la star“, continua. E si chiede se in Italia esista ancora la democrazia o siamo prigionieri di “un’oligarchia spesso eterodiretta da consorterie di natura internazionale“.

Come Giorgia Meloni, anche Rampelli non ha condiviso la scelta di Mattarella di non indire elezioni anticipate. “E’ vero che, stando alla Costituzione, siamo una democrazia rappresentativa, ma è anche vero che la stessa dice che la sovranità appartiene al popolo“. Per lui serviva una soluzione intermedia che mettesse insieme la democrazia parlamentare dei palazzi con quella popolare dei cittadini. E dunque la nascita di un governo di centrodestra, “uscito vincitore da tutte le elezioni“, che garantisse stabilità e unità per cinque anni.

Conclude così: “Ora invece abbiamo una maggioranza che per paura del voto determina il ritorno dei comunisti al governo, cosa che non accadeva dal 2006. E non parlo solo dei post comunisti, ovvero del Partito Democratico, ma anche dei comunisti conclamati come Fornaro e Boldrini“.