Rapimento Silvia Romano: indagini confermano sia tenuta in ostaggio

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Il 20 Novembre del 2018 Silvia Romano, milanese di 23 anni, fu rapita in Kenya mentre era impegnata in azioni di volontariato. Un anno dopo, emergono nuovi elementi circa la sua scomparsa. Le indagini confermerebbero come la giovane cooperante sia tenuta sotto sequestro in Somalia da un gruppo legato ai jihadisti di Al-Shabaab.

Questo è quanto si apprende dagli sviluppi dell’indagine condotta dalla Procura di Roma e dai Carabinieri del Ros. Inoltre, gli inquirenti stanno valutando l’ipotesi di inviare una rogatoria internazionale alle autorità somale.

Rapimento Silvia Romano

Silvia Romano fu rapita a Chakama, un villaggio a 80 chilometri da Malindi, in Kenya, mentre lavorava per la onlus ‘Africa Milele’. Nella serata di martedì 20 Novembre 2018 la giovane fu vittima di un attacco in cui rimasero ferite 5 persone, tra cui due ragazzi di 10 e 12 anni. Silvia si era laureata a Febbraio 2018 in una scuola per per mediatori linguistici per la sicurezza e la difesa sociale. La giovane aveva una grande passione per il volontariato e per tutto ciò che poteva aiutare i meno fortunati, in particolare i bambini.

A Settembre 2019 gli inquirenti che lavorano sul caso di Silvia Romano smentirono l’esistenza di prove investigative sulla presunta islamizzazione e matrimonio forzato della ragazza in Somalia. Erano trapelate delle informazioni, infatti, secondo le quali i suoi rapitori le avrebbero imposto una sorta di “lavaggio del cervello”, esercitando una forte pressione psicologica per recidere tutti i legami affettivi e culturali con l’Italia. I rapitori terrebbero la 23enne nascosta nella zona interna del Paese, probabilmente tra il sud e il sud-ovest. Quest’area è controllata dagli estremisti di Al Shabab. Nelle intenzioni dei sequestratori ci sarebbe la volontà di farla diventare parte integrante della comunità in cui ora è costretta a vivere.