Rapito a 4 anni, disegna il suo villaggio e ritrova la famiglia dopo 33 anni

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Un disegno, a volte, può cambiare la vita. Lo dimostra la storia di Li Jingle, un ragazzo cinese di 37 anni rapito quando ne aveva quattro, che è riuscito a ricongiungersi con la sua famiglia originaria attraverso un disegno del suo villaggio consegnato alla polizia. Una riproduzione così dettagliata che ha permesso agli investigatori di identificare il paesino, nella zona dello Zhaotong, sulle montagne del Yunnan, nel sudest della Cina.

La storia, ripresa da diversi quotidiani internazionali tra cui Cnn, Bbc, Vice - parte dal 1989, l’anno in cui Jingle è stato rapito da una banda di trafficanti di bambini. Già allora, però, Li ha capito di essere stato portato lontano da casa senza poter tornare una volta cresciuto, ha detto il ragazzo al quotidiano cinese The Paper. Non ricordava il suo nome di nascita, il nome dei suoi genitori o il nome del suo villaggio. Dopo il rapimento, è stato affidato a una famiglia della provincia centrale di Henan, cresciuto da genitori che gli hanno permesso di realizzarsi nella vita. Così Jingle è riuscito a studiare, crearsi una famiglia con moglie e figli. Il ricordo del suo villaggio, però, faticava a sparire dalla sua mente e continuava a provare una forte nostalgia. Da qui la decisione di provare a risalire le origini. Ha disegnato una mappa dettagliata del paesino, incluse le forme delle singole abitazioni e le abitudini culinarie dei vicini di casa, e l’ha condivisa online. “Sono passati così tanti anni che non so se qualcuno della mia famiglia mi sta cercando - ha detto Li in un video pubblicato sulla piattaforma video cinese Douyin - voglio poter rivedere i miei genitori finché sono ancora qui”. La foto è stata ampiamente condivisa sui social media, attirando l’attenzione del ministero della Pubblica Sicurezza, che è stato coinvolto nelle indagini, secondo The Paper e altri media statali. Presto le autorità hanno localizzato la sospetta madre naturale di Li nella città di Zhaotong, Yunnan. Le autorità hanno preso campioni del loro DNA per confrontarli e lo scorso 28 dicembre hanno confermato la loro relazione.

La storia di Jing non è diversa da quella di Guo Xinzhen, anche lui rapito quando aveva due anni, nel 1997, dalla sua casa nello Shandong, una provincia della Cina. Il padre ha viaggiato per oltre vent’anni nella speranza di ritrovarlo, setacciando ogni angolo della Cina. 500mila chilometri di percorsi a vuoto. Una tenacia raccontata dal film Lost and Love che gli ha permesso poi di ritrovare il figlio. Due storie a lieto fine che fanno luce, però, su un fenomeno molto diffuso in Cina ed esacerbato, secondo gli esperti, dall’ex politica del figlio unico del paese, allentata negli ultimi anni. Per decenni, coloro che avevano un secondo figlio venivano multati pesantemente o costretti ad abortire. Molte famiglie cinesi, specialmente quelle delle zone rurali, tradizionalmente consideravano i maschi più capaci di provvedere e continuare la linea familiare e così è aumentata la domanda, alimentando il traffico di bambini. Negli ultimi anni, la tecnologia, i social media e i dipartimenti di polizia dedicati alla questione hanno aiutato un certo numero di rapiti ormai adulti a riunirsi con le loro famiglie naturali e nel 2016 è stato creato un database dei Dna di persone scomparse. Da allora, 2600 persone sono riuscite a riunirsi ai loro genitori biologici.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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