Rapporto Corte Conti Ue su Pac e gestione acqua: bilancio negativo

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Roma, 29 set. (askanews) - Un nuovo rapporto pubblicato ieri dalla Corte dei Conti europea mostra che i sussidi agricoli dell'UE non sono riusciti a promuovere un uso sostenibile dell'acqua in agricoltura. "L'acqua è una risorsa limitata, e il futuro dell'agricoltura dell'UE dipende in larga misura da quanto gli agricoltori la usino in modo efficiente e sostenibile - ha detto Joëlle Elvinger, il membro della Corte dei conti europea responsabile della relazione - Finora, tuttavia, le politiche dell'UE non sono state abbastanza efficaci nel ridurre l'impatto dell'agricoltura sulle risorse idriche".

La valutazione della Corte dei Conti europea sottolinea che nessuno degli strumenti della PAC è stato utilizzato in modo efficace per garantire che l'acqua dolce sia utilizzata in modo sostenibile in agricoltura. Questo ennesimo fallimento della PAC è dovuto ai sistemi di controllo non efficaci sull'uso della risorsa, ai pagamenti diretti che incentivano la coltivazione di colture ad alta intensità d'acqua e agli investimenti per l'irrigazione non vincolati ad un reale risparmio dei consumi, compresi quelli che in Italia nell'ultimo periodo di programmazione della PAC 2014-2020 sono stati gestiti direttamente dal Ministero delle Politiche Agricole con il Programma Nazionale di Sviluppo Rurale.

"Un'altra valutazione negativa della Politica Agricola Comune dopo la bocciatura sul contrasto ai cambiamenti climatici", sottolinea la coalizione #CambiamoAgricoltura. Questa volta la Pac ha fallito l'obiettivo della tutela delle risorse idriche perché nonostante le ingenti risorse spese non è stata in grado di assicurare un utilizzo dell'acqua in modo sostenibile da parte degli agricoltori. L'agricoltura incide sulle risorse idriche in maniera considerevole utilizzando oltre il 60% dell'acqua dolce disponibile, entrando spesso in conflitto con altri usi civili e industriali.

Secondo #CambiamoAgricoltura gli agricoltori "godono ancora di troppe esenzioni dagli obblighi previsti dalla politica UE in maniera di acque e pagano un costo irrisorio per l'utilizzo di questa preziosa risorsa, senza nessun incentivo al risparmio, il che ostacola gli sforzi volti ad assicurare un utilizzo idrico sostenibile". L'attuale approccio dell'UE alla gestione delle risorse idriche è basato sulla Direttiva quadro sulle acque, la 2000/60/CE, che ha introdotto politiche relative all'uso sostenibile delle acque e stabilito l'obiettivo di raggiungere un buono stato quantitativo di tutti i corpi idrici dell'UE.

Per la Coalizione #CambiamoAgricoltura gli Stati membri e la Commissione Europea devono seguire le raccomandazioni della Corte dei Conti europea e vincolare tutti i pagamenti della nuova PAC al rispetto della legislazione dell'UE in materia di acque.

Entro il 2026, gli interventi previsti dal PNRR, per 4,3 miliardi di euro, intendono potenziare infrastrutture di approvvigionamento idrico primario, reti di distribuzione, fognature e depuratori, soprattutto nel Meridione; digitalizzare e distrettualizzare le reti di distribuzione; ridurre del 15% le dispersioni in 15.000 km di reti idriche (oggi pari al 42%), e ottimizzare i sistemi di irrigazione nel 12% delle aree agricole. Considerate le risorse stanziate dal PNRR la Coalizione #CambiamoAgricoltura ritiene che il Piano Strategico Nazionale della PAC post 2022 dovrà invece dare priorità alla riduzione dei consumi e alla piena attuazione della Direttiva quadro UE sulle acque, garantendo il flusso minimo vitale dei corsi d'acqua del nostro Paese che presentano complessivamente uno stato di conservazione non soddisfacente.

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