Rapporto McCarrick, Francesco si fidò di decisione di Wojtyla

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Città del Vaticano, 10 nov. (askanews) - Papa Francesco, ritenendo "che le accuse fossero state analizzate e respinte da Giovanni Paolo II, e ben cosciente che McCarrick era rimasto attivo durante il pontificato di Benedetto XVI", non avverte la necessità di modificare "quanto stabilito dai suoi predecessori". E' quanto emerge nel rapporto elaborato dalla Segreteria di Stato vaticana per volontà del Papa, e pubblicato oggi, sul cardinale Theodore McCarrick, 90 anni, arcivescovo emerito di Washington, che negli anni scorsi Francesco ha espulso dal collegio cardinalizio e dimesso dallo stato clericale per abusi sessuali. Al momento dell'elezione di Papa Francesco - scrive il direttore editoriale vaticano Andrea Tornielli in una sintesi del corposo rapporto - McCarrick è già ultraottantenne e quindi escluso dal conclave. Le sue abitudini di viaggio non subiscono cambiamenti, e al nuovo Papa non vengono consegnati documenti o testimonianze che lo mettano al corrente della gravità delle accuse, ancora soltanto in relazione ad adulti, rivolte contro l'ex arcivescovo di Washington. A Francesco viene riferito che c'erano state "voci" e addebiti relativi a "comportamenti immorali con adulti" prima della nomina di McCarrick a Washington. Ritenendo però che le accuse fossero state analizzate e respinte da Giovanni Paolo II, e ben cosciente che McCarrick era rimasto attivo durante il pontificato di Benedetto XVI, Papa Francesco non avverte la necessità di modificare "quanto stabilito dai suoi predecessori", dunque non corrisponde al vero affermare che abbia tolto o alleggerito sanzioni o restrizioni all'arcivescovo emerito. Tutto cambia, come già ricordato, con l'emergere della prima accusa di abuso su un minore. La risposta è immediata. Il provvedimento gravissimo e senza precedenti della dimissione dallo stato clericale arriva a conclusione di un rapido processo canonico.