Rapporto Oxfam: Paese immobile brucia futuro intere generazioni

Red/Nes

Roma, 27 set. (askanews) - L'ascensore sociale in Italia è bloccato e le aspirazioni dei giovani a un futuro più equo appaiono oggi fortemente compromesse. Gli sforzi individuali, la dedizione, il talento sono sempre meno determinanti per il miglioramento delle condizioni di vita rispetto alle condizioni socio-economiche della famiglia d'origine. Condizioni che persistono nel passaggio generazionale a tal punto che i figli delle persone collocate nel 10% più povero della popolazione italiana, sotto il profilo retributivo, ad oggi avrebbero bisogno di 5 generazioni per arrivare a percepire il reddito medio nazionale. Allo stesso tempo, ai due estremi della distribuzione della ricchezza, 1/3 dei figli di genitori più poveri, è destinato a rimanere fermo al piano più basso dell'edificio sociale, mentre il 58% di quelli i cui genitori appartengono al 40% più ricco, manterrebbe una posizione apicale.

È la fotografia scattata da 'Non rubateci il futuro', il nuovo dossier di Oxfam - organizzazione che lotta contro le disuguaglianze - dedicato a una generazione che, tra molte difficoltà, non vuole restare in 'panchina', ma reclama di essere riconosciuta a pieno titolo come una risorsa per il paese. Da qui l'appello lanciato da tanti giovani e sostenuto da Oxfam, AIM, Felcos, Istituto Oikos, Re.Te. e WeWorld, per chiedere alle Istituzioni italiane un immediato cambio di rotta.

"Viviamo in un'epoca e in un paese in cui ricchi sono soprattutto i figli dei ricchi e poveri i figli dei poveri, con rischi di svilimento della tenuta sociale e rottura del patto generazionale. - ha detto Elisa Bacciotti, direttrice delle campagne di Oxfam Italia - Ragazzi e ragazze che in molti casi hanno pochissime, se non nessuna possibilità di migliorare la propria condizione rispetto alla generazione precedente. Tutto questo non è altro che l'emblema di una società immobile, che offre alle nuove generazioni una limitatissima sfera di opportunità. Lo specchio di una disuguaglianza economica e sociale, che anziché attenuarsi di generazione in generazione, nella migliore delle ipotesi, non si riduce mai".

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