Un rapporto rivela per errore due basi italiane con armi nucleari

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E’ bastato un errore, o una disattenzione, a rivelare un segreto militare decisamente importante, anche se non certo insospettabile: la presenza di armi nucleari americane in diversi paesi europei, tra i quali ovviamente l’Italia. La disattenzione è nella pubblicazione di un documento, lo scorso aprile, da parte di alcuni membri dell’Assemblea Parlamentare della NATO, incentrato sulla deterrenza nucleare. In un passaggio del rapporto viene esplicitamente citata la presenza di 150 armi statunitensi nel nostro continente, nello specifico nei seguenti paesi: Italia, Germania, Belgio, Olanda e Turchia. Il nostro paese è è l’unico citato che metta a disposizione delle armi due basi: Aviano (Friuli-Venezia Giulia) e Ghedi Torre (Lombardia).

Come abbiamo anticipato, la notizia era tutt’altro che insospettabile: l’Italia è un membro fondatore della NATO, che nel 1949 vide la luce come Alleanza del blocco occidentale contrapposta ai paesi dell’orbita sovietica. Dal momento che la Guerra Fredda fu una guerra non combattuta ma tenuta viva dalla reciproca minaccia nucleare, immaginare che anche a trent’anni dalla fine di quell’anomalo conflitto vi siano nel nostro paese ancora armi nucleari non è esercizio di pura fantasia. Tuttavia, quel rapporto lo metteva nero su bianco.

L’imperfetto - “metteva” - è d’obbligo, poiché il riferimento è stato eliminato. In una nuova versione, rilasciata lo scorso 11 luglio. si legge: “Nell’ambito della NATO, gli Stati Uniti hanno dispiegato approssimativamente 150 armi nucleari in Europa, nello specifico bombe B61, da utilizzare sia su aerei americani che su velivoli degli alleati”. L’eliminazione del riferimento riporta il documento nell’alveo della conformità alle regole dell’Organizzazione, i cui membri infatti non possono rivelare l’ubicazione di armi. Va tuttavia detto che l’Assemblea Parlamentare della NATO non è un organo dell’Alleanza atlantica in senso tecnico, poiché il Trattato del 1949 non la prevede; si tratta invece di un consesso che fa da punto di contatto tra l’Alleanza e i Parlamenti nazionali.

La presenza delle armi in Italia è dunque un retaggio della Guerra Fredda, il che solleva dubbi sulla loro permanenza a distanza di tre decenni dalla caduta del Muro di Berlino e con gli assetti politico-internazionali modificati. Certo, qualcuno potrebbe sottolineare che Russia e Stati Uniti si sono ritirati dal trattato per il controllo degli armamenti nucleari, cioè dallo storico accordo firmato da Ronald Reagan e Michail Gorbačëv nel 1987 con i quali le due superpotenze di allora mettevano al bando le armi nucleari con gittata tra i 500 e i 5.500 chilometri.In altre parole, qualcuno potrebbe sottolineare che una nuova Guerra Fredda è alle porte, e che le armi possono rimanere dove sono.