Ratzinger, Papa coraggio

Ratzinger, Papa coraggio

Alla notizia della morte del Papa emerito Euronews ha raggiunto telefonicamente a Roma il vaticanista di fama internazionale Sandro Magister che in pochissime frasi traccia il senso profondo del pontificato di Benedetto XVI e spiega come la Chiesa si trovi in una situazione di confusione.

Ratzinger è un papa che non ha avuto coraggio?

Alessandro Magister : Direi esattamente il contrario. E' un Papa che sicuramente non sarà ricordato nella storia come un grande Papa di governo ma quanto al coraggio ha avuto un coraggio inflessibile, paradossalmente nella difesa della ragione. È un Papa che ha avuto il coraggio di battersi con coerenza estrema, senza mai deflettere, in difesa di quella ragione che la società moderna sostanzialmente svaluta e accantona. Lui descrisse la società moderna come dominata dalla dittatura del relativismo che è appunto l'insufficienza della ragione eletta al massimo grado, nel senso che l'uomo non ha più la forza e il coraggio di credere nella verità, convinto che la verità sia qualcosa di inattingibile e addirittura di inesistente. Su questo Papa Benedetto ha combattuto tutta la vita come teologo, come pastore e come Papa.

Ma la battaglia con la Curia era quella più difficile e non l'ha vinta...

Sì, la battaglia con la Curia riguarda il capitolo del governo, lui effettivamente, che aveva questa visione così nitida in mente, un cammino così preciso in mente da percorrere, in realtà era circondato da persone che non erano all'altezza. Questo fatto va in parte addebitato a lui, non ha saputo creare una squadra di persone che potessero collaborare con lui nell'indirizzare la Chiesa in modo coerente; questo è stato il limite del suo pontificato a differenza di quella che è stata la sua coraggiosa visione di un traguardo a cui bisogna portare la Chiesa.

Quale eredità ci lascia?

Proprio questa: se si prende sul serio Ratzinger bisogna prendere sul serio la sua grandezza che è esattamente quel coraggio per la verità nel quale ha speso tutta la sua vita. Se poi si ricordano i grandi discorsi che lui ha tenuto a Ratisbona, al Collège de Bernardins di Parigi, alla Westminster Hall di Londra, al Reichstag di Berlino erano tutti su questo, ed erano anche un monito a far capire che il pensare a Dio come un qualcosa di cui si può fare a meno non risolve la vita dell'uomo ma la complica perché senza Dio la ragione non ha la sua forza. Questo è quello che lui ha cercato di spiegare anche fino a dire che agire contro la ragione è in contraddizione con la natura di Dio. Lui, secondo me, potrà essere ricordato per questo.

Adesso Papa Francesco potrà andare in pensione?

Questa cosa è abbastanza insondabile perché la mente di Papa Francesco è una di quelle realtà che sono meno penetrabili dall'esterno. Certamente l'ipotesi di due papi emeriti contemporaneamente, quindi l'ipotesi di una dimissione anche di Francesco con Benedetto XVI ancora vivo, faceva escludere una possibile rinuncia di Francesco al pontificato. In realtà Papa Francesco ha sempre accennato alla possibilità della rinuncia in termini molto vaghi e molto ambigui...non sappiamo cosa deciderà di fare. In realtà se lo si osserva lui conduce un ritmo di vita molto sostenuto, frenetico, senza respiro, indipendentemente dai malanni al ginocchio, che sono abbastanza marginali. Ecco questa sua vita così a ritmo serrato non è la vita di qualcuno che si sta per dimettere. È difficile pensare che sia una vita già avviata al tramonto ed è tutt'altro che tale. La mia idea è che Francesco per ora non ha la minima convinzione che lo avvicini ad una rinuncia imminente.

Il ruolo del Papa è sempre più insostenibile per la ridda di problemi enormi che presenta e la stessa inconciliabilità fra la vera teologia e la società contemporanea, come lei ha appena detto, e allora? Andremo incontro a dei papati "usa e getta"?

La mia idea è che lo stato in cui si trova oggi la Chiesa è stato aggravato da Papa Francesco ed è uno stato confusionale, cioé la Chiesa ha perso la capacità di camminare con una linea guida anche per la ragione che il suo massimo pastore, il Papa, rifiuta di indicare una strada sicura e unitaria. Questo tipo di confusione è di tale dimensione che durerà molti decenni; non è pensabile che un Papa di visione molto diversa da Francesco e che gli succeda - ipotesi possibile fra le tante - sia in grado di ricondurre a coerenza il cammino della Chiesa. Credo che questo stato di smarrimento durerà molti decenni e vedrà man mano diminuire fortemente la presenza cristiana nel mondo, non soltanto dal punto di vista numerico ma dal punto di vista della capacità di incidere sulla cultura dominante, un periodo di quaresima abbastanza duro e lungo.

Lei non crede che l'unica soluzione è quella di spegnere la pedofilia e la corruzione nel Vaticano?

Certo queste sono cose che vanno assolutamente prese in considerazione e che non possono essere trascurate, non si può trascurare quest'opera di pulizia e di risanamento ma non è questa la vicenda su cui si gioca il futuro della Chiesa. Il futuro della Chiesa si gioca sulla sua capacità di portare nel mondo qualcosa di originale, non di ripetere quello che il mondo è già capace di fare da solo e non di adeguarsi semplicemente a degli standard che sono fissati da altri. Deve riuscire a portare qualcosa di orignale esattamente come è avvenuto nei primissimi secoli cristiani in cui la Chiesa non era certo in maggioranza, era una minoranza per giunta perseguitata, ma ha saputo conquistare il mondo, ha saputo determinare il futuro della cultura occidentale, questo è il punto, naturalmente ci è riuscita perché ha percorso la strada giusta. Se noi pensiamo quali erano le grandi dispute della Chiesa nei primissimi secoli non erano le dispute sulla riforma della Curia e sulle finanze vaticane, del tutto impensabili, erano le dispute che riguardavano la figura di Cristo e il senso vero della Trinità, erano cose un pochino diverse da quelle di cui si discute oggi.