Ravello Festival, Felicori: Italia è un'orchesta su cui investire

Ravello (Salerno), 4 set. (askanews) - Con l'Orchestra Filarmonica della Scala diretta da Lorenzo Viotti, si è chiusa in bellezza la sezione sinfonica della 67esima edizione del Ravello Festival. Edizione che ha segnato un cambio di rotta significativo al festival wagneriano, permettendo al pubblico della Città della Musica di apprezzare in un'unica stagione le più prestigiose compagini orchestrali italiane e di portare alla ribalta, assieme ai classici del sinfonismo europeo, la grande tradizione strumentale italiana, attualmente poco frequentata: da Casella a Sgambati, passando per Martucci, Ghedini, Smareglia e Respighi, con crescente interesse. A tirare le somme di questa stagione, il Commissario della Fondazione Ravello Mauro Felicori:

"Io sono piuttosto contento dell'edizione del Ravello Festival 2019. Dal punto di vista del pubblico abbiamo avuto buoni risultati, in alcuni casi eccezionali. Quindi una buona soddisfazione. Lo definirei un festival di investimento: abbiamo aperto dei discorsi nuovi che subito non hanno avuto dei grandi risultati in termini di discussioni che hanno suscitato. Ma sono convinto che nel tempo li avranno. Il primo discorso che abbiamo aperto è stato di fare un discorso industriale sulla musica in Italia. Abbiamo scelto le orchestre italiane non perché pensiamo che siano meglio delle altre. Ma perché pensiamo che l'Italia sia una grande orchestra che va trattata come se fosse un'industria, e dobbiamo essere sempre più forti, dobbiamo esportare, lavorarci, come se fosse il settore dell'automobile o dell'alimentare. Il secondo discorso che abbiamo aperto è quello sul sinfonismo italiano: un numero notevole di compositori poco conosciuti, ma di grande valore. Lo abbiamo consegnato a sorpresa al pubblico. Io sono convinto che anche questa semina con il tempo darà risultati".