"Raya e l'ultimo drago", perché il nuovo Disney parla di fiducia

Antonella Piperno
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AGI - Si parla di mitologia, magia e soprattutto di fiducia negli altri in ‘Raya e l'ultimo drago', nuova avventura epica targata Disney, destinato al cinema e dal 5 marzo su Disney + con accesso Vip. Il lungometraggio d'animazione diretto dal premio Oscar Don Hall (Big Hero 6) e da Carlos Lopez Estrada (‘Blindspotting') è il primo targato Walt Disney Animation Studios ad avere un'ambientazione ispirata al sud-est asiatico.

Presentato stasera alla stampa italiana, il film sembra profetico e fatto su misura, fin dal titolo, per i tanti che in questo nuovo corso politico nostrano sono in continua ricerca di riferimenti letterari e cinematografici per il neopremier Mario Draghi. La storia è ambientata nel fantastico mondo di Kumandra, dove molto tempo fa umani e draghi vivevano insieme in armonia: quando una forza malvagia ha minacciato la loro terra, i draghi si sono sacrificati per salvare l'umanità.

La lotta di Raya

Cinquecento anni dopo, quella stessa forza malvagia (che pietrifica le sue vittime) è tornata e Raya, una guerriera solitaria, cui questa sorta di virus pietrificante ha portato via il padre, avrà il compito di trovare l'ultimo leggendario drago per riunire il suo popolo diviso. Durante il suo viaggio, recita la sinossi, imparerà che non basta un drago per salvare il mondo, ci vorrà anche fiducia e lavoro di squadra.

Protagoniste al femminile

Politica italiana a parte, nel film che schiera come co-registi Paul Briggs e John Ripa, punta sulle donne (l'ultimo drago, Sisu è in realtà una femmina di drago divertente e autoironica che per riuscire a salvare il mondo insieme a Raya, dovrà imparare a diventare il superdrago di cui parlano le leggende) sull'amicizia femminile e sulla multietnicità ma soprattutto sulla fiducia, come ha spiegato in conferenza stampa Don Hall: “Nel corso del suo viaggio, Raya si renderà conto che non basta un drago per salvare il mondo - ha chiarito - nel suo viaggio personale, Raya dovrà imparare a fidarsi dopo che la sua fiducia è stata profondamente spezzata quando era una bambina”.

L'attualità del film

Pensato cinque anni fa, ben prima dell'avvento della pandemia il film, ha continuato il regista “è diventato di crescente attualità man mano che andavamo avanti. La minaccia esistenziale da cui muove il film ha grandi similitudini con il virus e la fiducia è il solo collante che può unire il mondo alle prese con la pandemia”.