"Razza Poltrona", la gigantesca crisi di sistema che ha portato al Governo Draghi

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Italian Prime Minister Mario Draghi takes his headsets off after a news conference at the chancellery in Berlin, Germany, June 21, 2021.  Odd Andersen/Pool via REUTERS (Photo: POOL New via Reuters)
Italian Prime Minister Mario Draghi takes his headsets off after a news conference at the chancellery in Berlin, Germany, June 21, 2021. Odd Andersen/Pool via REUTERS (Photo: POOL New via Reuters)

Ebbene sì, non si sa proprio da come cominciare, nel presentare libro di Fabrizio Roncone, Razza Poltrona. Una classe politica sull’orlo del baratro (Solferino). Più efficace di un saggio politologico, più denso di un trattato psicologico, più impietoso di un’indignata invettiva sulla mediocrità della classe dirigente, questa raccolta di articoli più qualche inedito, è uno straordinario affresco del collasso della politica italiana. La gigantesca “crisi di sistema” che ha portato alla nascita del governo Draghi, che di quella crisi è l’effetto, non la causa. Crisi che ha radici antiche, in un paese che da più di dieci anni non ha un governo espresso dalla volontà popolare e in cui l’emergenza si è nutrita di emergenza. E di tanto, tanto “trasformismo”. Ma ci torniamo tra un po’.

La piacevole sensazione, nel leggere (e rileggere) con distacco temporale ciò che è stato scritto in presa diretta rispetto agli eventi, è quella di un buon bicchiere di vino, conservato in una botte di rovere. Ne gusti oggi la capacità di cogliere e rappresentare il senso della storia, a storia ancora in corso, con pennellate a tinte forti e feroce disincanto. E allora, partiamo da qui, da un collega che scrive divinamente. Quella di Roncone non è una cronaca, o un’analisi, o un retroscena. È un genere tutto suo, che tiene dentro racconto sul palco e dietro le quinte, caratteri, giudizio, attraverso la cura del dettaglio. È il dettaglio che illumina la storia, perché il dettaglio è la storia, raccontato con una prosa unica, sincopata, fatta di un situazionismo di immagini, reso attraverso un uso personalissimo degli “a capi” (a proposito, consiglio ai giovani colleghi: non provate a imitarlo, ci si fa del male). Consente ai protagonisti di prender forma come in un copione di un film, con i loro corpi, il timbro di voce, gli slanci o le loro miserie. Leggi, e sei nella scena.

Per raccontare la mutazione dei Cinque Stelle, ad esempio, servirebbero un migliaio di pagine: nati per non allearsi con nessuno e seppellire tutti, dopo essersi schiantati prima in un governo con gli uni, poi con gli altri opposti agli uni, si alleano con tutti per non essere sepolti, compreso lo “psiconano”, “l’amico dei mafiosi”, eccetera eccetera. Peraltro, all’interno di un governo guidato da un altro simbolo, nei tempi che furono, dei poteri tecnocratici e opachi che governano senza trasparenza a dispetto del popolo. Anche Draghi diventa il “supremo” cui affidarsi, dopo la caduta dell’Elevato, che proprio da Grillo fu elevato nella pazza estate del 2019, baldanzosamente iniziata col tormentone contro il partito di Bibbiano. Servirebbero, dicevamo, un migliaio di pagine, oppure basta l’immagine di Rocco Casalino che entra nelle stanze del potere. Basta questo, sentite qui, un articolo dello scorso febbraio: “L’ufficio di Rocco, a palazzo Chigi, ha le dimensioni di un campo da calcetto. Fu un bellissimo capriccio. Il funzionario gli mostrò la stanza di solito destinata al portavoce del premier. Rocco restò immobile per pochi istanti (solo il labbro superiore iniziò a tremargli). Gli sembrava uno sgabuzzino. Nel pomeriggio partirono i lavori di ampliamento e così, adesso, non sarà questione di scatoloni. Servirà una ditta di traslochi”. C’è tutto. Poi si può anche raccontare la sceneggiata delle conferenze stampe di Conte, costruite come un format su permessi e divieti, le veline, il controllo maniacale delle immagini nei tg, il primato della comunicazione sulla politica in pieno Covid. Ma quell’immagine dell’ex concorrente del Grande Fratello, palestrato, abiti “stretti e corti, da buttafuori di discoteca brianzola” che vuole un ufficio come quello del premier dice tutto, perché, insomma, come vuoi che gestisca il potere uno così?

No, per carità, non è un fatto di indignazione, perché sono arrivati i “barbari”. Farebbe molto “che roba Contessa, anche l’operaio vuole il figlio dottore”. La verità, parola grossa ma è piuttosto oggettivo, è che i barbari, alla prova del governo hanno fallito rispetto ai loro obiettivi, perché sono caduti proprio sul punto su cui erano nati, la Poltrona, dimostrando, proprio sul simbolo contestato agli altri del potere per il potere, un attaccamento senza precedenti. Massì, diciamolo: che cosa è stato il passaggio dal Conte 1 al Conte 2 se non il più classico, il più italiano, guicciardiniano e squallido “Franza o Spagna purché se magna”?

Scaricare tutto sui Cinque stelle è ingeneroso. Hanno fallito anche quelli che, partiti con l’idea di civilizzarli, si sono un po’ imbarbariti pure loro. Il libro, come con condividere, trasuda lo sdegno dell’autore, di fronte alla caccia ai responsabili per dar vita al Conte ter, fulgido esempio di doppia morale anche a sinistra. Ciò che è sbagliato per gli altri, diventa giusto quando lo fai tu. I libri si leggono, così si rischia di andare per le lunghe. Però, insomma, questo racconto è irresistibile: “Da dietro un angolo spunta il senatore Luigi Cesaro, detto Giggino a purpetta: ‘Per il voto mio, e per il voto di altri miei due amici senatori che controllo mi hanno offerto un ministero’. Il cronista del Foglio, che gli parla a tre metri, ha lo sguardo perplesso. Ma quello, Giggino, si indigna: ‘Guagliò, tengo tutte le prove ncopp’ o’ cellulare…’. Un mercato osceno. Mai visto niente di simile: è tutto così sfacciato, tragico, penoso. Denis Verdini, ora a Rebibbia (attualmente ai domiciliari, ndr), il grosso e feroce Verdini, orologio d’oro massiccio al polso, gemelli d’oro, ai senatori prometteva con maggior discrezione”.

E ha fallito la destra, non solo quando Salvini, pancia “oscena” e mojito in mano invoca al Papeete i pieni poteri in un trionfo di carni al vento sulle note dell’inno nazionale. Ma anche e soprattutto dopo, quando di fronte al Covid – anche qui, sempre al “particulare” siamo – tra un delirio no mask, una farneticazione no vax e pure la difficoltà a prendere le distanze degli sciamani che assaltano la Casa Bianca, altro non sa dire se non “al voto al voto”, pure con mille morti al giorno.

Magari ne parleremo presentando questo libro alla Casa del Cinema questa sera con Enrico Letta e Giorgia Meloni. Ma su questi presupposti, come poteva andare a finire questo piano inclinato della politica italiana se non con una soluzione di emergenza su iniziativa del capo dello Stato? È consolatoria la tesi del complotto. Il collasso è figlio di una politica che ha trasferito il lockdown su di sé, capitolando rispetto al suo dovere di una iniziativa di fronte al paese, finché, nell’impossibilità di andare avanti, la campana è suonata per tutti. Col risultato, e non è un dettaglio, che ciò che sarebbe potuta essere una scelta della politica, fuori tempo massimo è stata una scelta “contro” il sistema politico. Nata dal default, o baratro, o come volete. Nel quale si pattina ancora perché, sei mesi dopo, ahinoi, il governo fa quello che deve fare, ma i fondamentali della crisi del sistema sono rimasti pressoché immutati.

Fabrizio Roncone
Fabrizio Roncone

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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