Razzismo sul bus a Lecco: “Sei nera, non voglio il tuo posto”

Razzismo sul bus a Lecco: “Sei nera, non voglio il tuo posto”

Un altro episodio di razzismo sul bus: questa volta è toccato a Binta, una donna senegalese di 32 anni che vive e lavora in Italia da cinque. Ogni giorno prende l’autobus per tornare a casa e frequenta il Cpia di Oggiono, un centro per l’istruzione degli adulti in cui si confronta con altri che come lei sono lì per integrarsi, parlare meglio l’italiano, raccontare la loro cultura. Tra le quattro mura del CPIA, Binta si sente più sicura. Forse proprio per questo ha deciso di raccontare alla sua insegnante, Monica Mauri, quello che è successo sull’autobus di Lecco. Un episodio di discriminazione che non è stato il primo, e in cui molti dei suoi compagni di corso si sono riconosciuti.

Lecco, episodio di razzismo sul bus

Binta racconta di aver preso il mezzo strapieno, colmo di ragazzi con gli zaini, con pochissimo spazio a disposizione. Nella sua cultura il rispetto per gli anziani è fondamentale. Binta ha notato tra la calca del bus una donna anziana e ha pensato fosse giusto cederle il posto. La risposta dell’anziana è stata lapidaria: “Sei nera, non voglio il tuo posto“. Binta racconta di essere rimasta pietrificata e, tornata a casa, ha pianto ripensando a quell’ingiustizia.

In classe i suoi compagni sono stati solidali, hanno raccontato episodi simili, scene di quotidiano razzismo sul bus. Il suo amico Marcelino, un 23enne originario della Nuova Guinea, sostiene che “sono soprattutto gli anziani ad essere diffidenti“. Poi aggiunge: “Nella nostra cultura è impensabile lasciare una persona più grande di te in piedi quando tu sei seduto”.

A seguito della discussione in classe, l’insegnante Monica Mauri, assieme il collega Paolo Barbieri, ha pubblicato un duro post su Facebook condannando l’accaduto. La speranza di questi docenti è che le testimonianze servano a creare solidarietà e comprensione. Lecco, sostengono, non è una città razzista. Tuttavia, se tali episodi accadono bisogna prendersi il carico di denunciarli e far sì che le persone discriminate si sentano, per quanto possibile, più tutelate.