Rdc, Catalfo: non strumentalizzare vicenda Saraceni... -2-

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Roma, 2 ott. (askanews) - Con questo atto di sindacato ispettivo gli onorevoli interroganti riportano alla memoria di tutti noi pagine particolarmente dolorose per la storia della Repubblica italiana - ha detto Catalfo - La mia presenza in questa sede vuole, quindi, testimoniare la massima solidarietà a quei servitori dello Stato che hanno pagato con il sacrificio della vita la crudeltà del terrorismo".

Calafo ha manifestato la sua "personale vicinanza, e quella delle Istituzioni da me oggi rappresentate, alla famiglia del Professore Massimo D'Antona, una persona che ha saputo interpretare ideali di giustizia e di servizio al Paese" e invitato "tutte le forze politiche oggi presenti in Aula a non strumentalizzare questo caso quanto, piuttosto, ad assicurare un leale confronto parlamentare".

"In primo luogo - ha detto la ministra - voglio precisare che Federica Saraceni, al momento sottoposta al regime di detenzione domiciliare speciale, aveva già avuto accesso al Reddito di inclusione - per una somma pari a 461 euro mensili - prima ancora che in Italia venisse introdotto il Reddito di cittadinanza". Infatti, "se focalizziamo l'attenzione sulle misure che hanno preceduto il Reddito di cittadinanza, non si rinviene traccia di limitazioni nell'accesso per le fattispecie in esame. In particolare, già con la cosiddetta "social card" creata dal quarto Governo Berlusconi, restavano esclusi dalla misura solo coloro che fruivano "di vitto assicurato dallo Stato o da altre pubbliche amministrazioni, per ricovero in istituti di cura di lunga degenza o detenzione in istituti di pena".

"Successivamente, il Rei non ha disposto questo tipo di esclusioni. Alla luce di ciò, voglio evidenziare che il Reddito di cittadinanza è una misura più restrittiva nell'accesso per coloro che hanno subito condanne per delitti di particolare gravità", ha proseguito. Il "comma 3 dall'articolo 7 della legge istitutiva del Reddito di cittadinanza individua tra le fattispecie penali che escludono il diritto alla percezione del beneficio - ha ricordato - la condanna in via definitiva per i reati di associazione con finalità di terrorismo anche internazionale o di eversione dell'ordine democratico, di attentato per finalità terroristiche o di eversione, di sequestro di persona a scopo di terrorismo o eversione, di associazione di tipo mafioso, di scambio elettorale politico-mafioso e altri, nonché per i delitti commessi avvalendosi delle condizioni previste dall'articolo 416-bis del codice penale".

"Compito del legislatore è quello di garantire una normativa che rappresenti il giusto punto di equilibrio per tutti i cittadini, dotata di quella generalità ed astrattezza capace di prescindere dalle peculiarità dei casi specifici", ha sottolineato.

"Dagli elementi acquisiti dal ministero della Giustizia è emerso che la Saraceni è sottoposta ad un regime di detenzione domiciliare speciale, comminato dall'Autorità giudiziaria in quanto responsabile - tra gli altri - del delitto di attentato per finalità terroristiche (articolo 280 del codice penale). Questo regime si configura come una particolare modalità di esecuzione della pena, la cui compatibilità con l'attività lavorativa prevista dal Reddito di cittadinanza è oggetto di approfondimento", ha concluso.