Reclutava nigeriane per farle prostituire nel Milanese: arrestata

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Milano, 10 lug. (askanews) - I carabinieri hanno arrestato a Legnano (Milano) una 44enne nigeriana e indagato a piede libero il marito e la loro figlia maggiore, con l'accusa di riduzione in schiavità e sfruttamento della prostituzione nei confronti di due giovani loro connazionali reclutate in Nigeria e assoggettate con un rito woodoo. Secondo quanto riferito dai militari della Compagnia di Legnano che hanno svolto le indagini, la donna si sarebbe rivolta ad un'organizzazione di trafficanti di esseri umani attiva nel Paese africano che, in aprile e in agosto 2016, aveva fatto partire due ventenni per l'Italia illudendole con la prospettiva di andare a fare le commesse.

Dopo un viaggio della speranza attraverso il deserto, le giovani erano rimaste segregate nei campi per migranti in Libia (dove hanno riferito di aver subito ogni tipo di abuso) fino a quando erano state caricate su un gommone sul quale erano giunte in Sicilia insieme con altri disperati. Qui, seguendo le precise istruzioni fornite dalla 44enne e con l'aiuto del marito di quest'ultima, sarebbero arrivate, prima una e poi l'altra, a Legnano dove nel giro di pochi giorni con minacce e violenze sarebbero state costrette a vendersi in strada (sia nella zona di Legnano che a Milano) e a consegnare tutti i loro guadagni alla donna.

Come tutte le loro connazionali costrette a prostituirsi sulle strade europee, le due giovani nigeriane sarebbero state completamente in balia della loro sfruttatrice per il terrore degli effetti del rito woodoo che un "prete" locale le aveva praticato prima di partire e spacciato come rito propiziatorio, a cui aveva simbolicamente assistito (al telefono) l'arrestata che le avrebbe accolte in Italia. Così, sotto la minaccia di diventare pazze, rimanere paralizzate o morire tra atroci sofferenze come prevede la maledizione del "juju", sarebbero state costrette ad essere fedeli alla loro "padrona" e ad accettare di vendersi, tutti i giorni, giorno e notte, per restituire i 35mila euro del debito del viaggio, da cui veniva scalato il vitto e l'alloggio nella casa della famiglia.

Quando la paura per la propria vita e per quella dei familiari rimasti in patria non era sufficiente, sarebbero arrivate le botte, ma una delle due, dopo un paio di mesi di questo inferno, avrebbe trovato il coraggio di fuggire e dopo varie peripezie, giunta in Puglia, ha denunciato tutto alla polizia e la Squadra Mobile della Questura di Foggia ha aperto un'inchiesta. Indagine poi arrivata ai carabinieri di Legnano che, coordinati dal pm Adriano Scudieri della Direzione distrettuale antimafia di Milano, hanno proseguito gli accertamenti e nel maggio scorso anche la seconda ragazza ha denunciato quanto stava subendo. A darle la forza di denunciare sarebbe stata la notizia che la massima autorità religiosa della sua etnia Edo, Ewuare II, aveva emesso un editto con cui revocava il valore delle maledizioni e obbligava i "preti" juju a non praticarne più.

Questa mattina la 44enne è stata arrestata, e suo marito, un nigeriano di 48 anni, è ora chiamato a rispondere anche di violenza sessuale nei confronti delle due ragazze, mentre la loro figlia 25enne è accusata di aver tenuto le fila dello sfruttamento quando la madre si recava a Benin City (Nigeria) per pagare l'organizzazione che le aveva procurato le giovani. Ufficialmente, la famiglia indagata si manteneva vendendo oggettistica africana con una regolare licenza commerciale.