Recovery: Cgia, tanti investimenti ma con bassa reddittività

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AGI - Il Recovery Plan prevede tanti investimenti, ma con bassa reddittività: è la critica mossa dalla Cgia di Mestre.

"Nella bozza del 'Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza' (il nostro Recovery Plan), approvato dal Consiglio dei Ministri il 12 gennaio scorso, - spiega la Cgia - si evince che dei 210,9 miliardi di euro che l'Unione Europea metterà a disposizione del nostro Paese con il Recovery Fund, 65,7 miliardi verranno spesi per “progetti in essere”, ovvero già previsti, mentre i restanti 145,2 miliardi andranno a finanziare 'nuovi progetti'. Pertanto, nel 2026 la crescita del Pil, anno in cui si concluderà l'azione del Piano, dovrebbe essere più alta di 3 punti percentuali rispetto allo scenario che si verificherebbe senza l'effetto degli investimenti aggiuntivi".     

Ciò vuol dire, aggiunge la Cgia, "che a fronte di 145,2 miliardi di investimenti in conto capitale, al termine del programma avremo un aumento del Pil di poco inferiore ai 60 miliardi di euro. Queste cifre, per stessa ammissione del Governo, ci dicono che la redditività di questi impieghi sarà molto contenuta".

In altre parole, dice ancora la Cgia di Mestre, "nel 2026 avremmo speso oltre il doppio di quanto ci 'tornerà' dalla realizzazione di queste opere pubbliche. Probabilmente, perché la qualità degli interventi che andremo a realizzare avrà una ricaduta economica e sociale molto bassa. Se anche in questo caso fosse confermata la specificità dei precedenti esecutivi italiani nel sovrastimare la crescita, nel 2026 la realtà sarà ancora più sconfortante di quanto prevista nel Piano".     

La conclusione appena descritta dall'Ufficio studi della Cgia, "tanti investimenti, ma poca redditività, è, ovviamente, solo un'ipotesi, visto che  nel 'Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza', approvato il 12 gennaio scorso, non sono riportati in maniera dettagliata gli interventi che verranno realizzati con questi 145,2 miliardi di euro".

"Il Piano, infatti, appare ancora molto 'fumoso': ad oggi, infatti, è costituito da una elencazione di linee generiche di intervento a cui sono state affiancate delle cifre. Ma, come previsto dalle ultime linee guida, Bruxelles ha stabilito queste risorse verranno erogate solo se faremo le riforme (giustizia, fisco, concorrenza, etc.) e se per ogni opera in programma dettaglieremo con grande precisione chi fa cosa, come la fa, in quanto tempo e quanto costerà realizzarla. Senza un Governo pienamente in carica e a soli 3 mesi dalla scadenza della consegna del Piano, non sarà per nulla facile portare a casa queste risorse".