Recovery fund, al Consiglio Ue si arriva senza accordo

Angela Mauro
·Special correspondent on European affairs and political editor
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(Photo: Anadolu Agency via Getty Images)
(Photo: Anadolu Agency via Getty Images)

Alla vigilia del Consiglio europeo di mercoledì, non c’è ancora accordo tra Parlamento europeo e presidenza tedesca, a nome di tutti gli Stati Ue, sul Recovery fund. Quando i 27 leader europei si incontreranno a Bruxelles per parlare – formalmente – di Brexit e – informalmente – del ‘Next generation Eu’ si troveranno a dover sbrogliare una matassa che di fatto ha messo il Recovery fund in stand by. Si rischia pericolosamente che il fondo non sia operativo a partire da gennaio. L’allerta è massima a Bruxelles e nelle capitali più interessate al fondo, come Roma.

Proprio stamane l’ennesimo round negoziale non ha chiuso l’intesa sul bilancio pluriennale dell’Ue, legato al recovery fund. La presidenza tedesca si è presa il tempo di esaminare la nuova proposta dell’Eurocamera. E’ la prima volta che succede, finora c’è sempre stato il muro contro muro. Ma ugualmente si arriva al summit senza accordo: in quella sede i leader ne approfitteranno per trovarlo. Ma, si apprende da fonti europee, c’è molto pessimismo. Mentre la temperatura dello scontro sale tra le due istituzioni europee: da un lato, il Parlamento; dall’altro, il Consiglio, cioè i 27 Stati membri.

Stamane i negoziatori del Parlamento europeo e la presidenza tedesca dell’Ue, di turno fino a dicembre, si sono incontrati di nuovo per trattare sul bilancio pluriennale europeo 2021-27, in qualche modo legato al recovery fund. Il Parlamento chiede di aumentare i budget di programmi europei come Erasmus e Horizon, EU4Health sacrificati dall’accordo che gli Stati membri hanno sottoscritto a luglio per creare il ‘Next generation Eu’.

In particolare, in una nuova lettera all’ambasciatore tedesco Michael Clauss, il capo negoziatore del Parlamento Europeo, il fiammingo Johan Van Overtveldt del gruppo dei Conservatori e Riformisti (Ecr, lo stesso di Fratelli d’Italia), ha chiesto un aumento di 9 miliardi di euro sul bilancio, ‘soldi freschi’ da stanziare. La pretesa totale degli eurodeputati rimane di 39 miliardi, ma gran parte di questi ultimi dovrebbero arrivare da aggiustamenti di bilancio e somme destinate al Recovery Fund che si prevede non verranno utilizzate.

Però nemmeno questa proposta “di compromesso”, come la definisce Van Overtveldt nella lettera trasmessa ieri, è passata stamane all’incontro con la presidenza tedesca dell’Ue. L’ambasciatore Clauss ha chiesto di aggiornare la riunione dopo il Consiglio europeo. Merkel tratterà la questione con gli altri leader, nei colloqui a margine del summit.

Van Overtveldt sottolinea che i “39 miliardi in più” servirebbero per “aumentare i nostri programmi faro: per realizzare il Green Deal, sostenere la transizione digitale, rafforzare le nostre capacità sanitarie comuni e le nostre reti, sostenere i nostri giovani e ricercatori, affrontare insieme la migrazione, la sicurezza e le sfide esterne e difendere la nostra creazione culturale e i nostri valori. Segnerebbe solo una modifica minima (2%) al pacchetto da 1,8 trilioni di luglio, ma fa un’enorme differenza per i cittadini che beneficiano delle nostre politiche comuni, fortemente ridotte dal Consiglio”.

Ma ci pensa il portavoce della presidenza tedesca del Consiglio Ue, Sebastian Fischer, ad alzare il livello dello scontro, pubblicando una foto con le ‘correzioni’ tedesche all’offerta del Parlamento Ue. “Abbiamo fatto i conti e calcolato i costi aggiuntivi della vostra ultima proposta” di compromesso “sul budget Ue - scrive - ora supera i 90 miliardi di euro! Si tratta di un aumento di circa 50 miliardi di euro rispetto alla scorsa settimana”. Cifre che non coincidono con quelle date da Van Overtveldt.

Va sottolineato che l’indisponibilità degli Stati ad aumentare il bilancio potrebbe avere effetti negativi anche sulla spesa sanitaria. Stamane, la commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare del Parlamento europeo ha adottato una relazione sul programma di azione dell’Ue nel settore sanitario, il cosiddetto “programma EU4Health”. I deputati vogliono aumentare il bilancio per il programma a 9,4 miliardi di euro, come originariamente proposto dalla Commissione, per migliorare la promozione della salute e rendere i sistemi sanitari più resilienti in tutta l’Ue. “Covid-19 - recita una nota dell’Eurocamera - ha dimostrato che l’Ue ha urgente bisogno di un ambizioso programma sanitario dell’Ue per garantire che i sistemi sanitari europei possano affrontare future minacce per la salute. Ciò non è possibile se il bilancio viene ridotto a 1,7 miliardi di euro come proposto dagli Stati membri”.

L’Olanda per esempio è contraria ad aumentare il budget. Il Parlamento “chiede il 10 per cento in più! E’ davvero troppo”, sottolineano fonti de L’Aja. “Vogliamo andare incontro alle richieste del Parlamento ma i margini di manovra sono davvero ridotti. Speriamo che il Parlamento non insista nelle prossime due settimane (il tempo massimo per un’intesa è fine ottobre, ndr.) e che si arrivi ad un accordo: vogliamo che il recovery fund sia operativo dal primo gennaio”, aggiungono le stesse fonti.

Ma non c’è solo la trattativa tra il Parlamento europeo e la presidenza tedesca. Ci sono anche nuove divisioni tra gli Stati membri. L’Olanda agita lo stato di diritto come condizione essenziale per avere i fondi Ue, minacciando il veto sulle risorse proprie. Dal lato opposto, l’Ungheria che non vuole ritocchi all’accordo di luglio, molto blando sullo stato di diritto, e minaccia a sua volta il veto sulle risorse proprie. Da ieri si è aggiunta la contestazione della Polonia: stessa linea dell’ungherese Viktor Orban.

In realtà, tutti gli Stati membri sono interessati a confermare l’accordo di luglio che andava bene a ognuno: all’Olanda e agli altri paesi frugali perché aumentava gli sconti sui contributi al bilancio europeo (sacrificando Erasmus e altri programmi europei per i cittadini); a Polonia e Ungheria perché chiudeva un occhio sul rispetto dello stato di diritto; all’Italia e gli Stati più in difficoltà perchè garantiva un’inedita tornata di aiuti europei per la crisi economica da covid. Una fonte diplomatica olandese la mette così: “Se gli accordi di luglio verranno cambiati, il premier Mark Rutte potrebbe avere difficoltà a trovare una maggioranza in Parlamento per ratificare la parte del recovery fund che ogni Stato Ue deve approvare, quella sulle risorse proprie”.

Ma l’accordo di luglio non soddisfa l’Europarlamento, che ha ambizioni comunitarie più alte. Ed è il Parlamento che deve approvare il nuovo bilancio pluriennale entro fine anno. Il Parlamento spinge anche affinché venga stabilito un calendario preciso per l’istituzione di nuove risorse proprie, nuove tasse comuni (digitale, carbon tax, tassa sulle transazioni finanziarie) affinché la Commissione europea possa garantire il pagamento del debito comune che dovrà accumulare per mettere insieme i miliardi del recovery fund. Senza risorse proprie, la Commissione non può andare sui mercati a emettere bond per avere i soldi. Semplice. Ma questo passaggio necessita di accordo all’unanimità tra gli Stati in Consiglio europeo e, a seguire, della ratifica da parte di tutti i 27 Parlamenti nazionali dell’Unione.

Un guazzabuglio che si sta rivelando molto complicato da gestire e rischioso per l’operatività del recovery fund. Con grande allarme da parte dei paesi che ne hanno maggiore bisogno, come l’Italia.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.