Recovery fund in bilico: braccio di ferro tra Est e Merkel

Angela Mauro
·Special correspondent on European affairs and political editor
·2 minuto per la lettura
10 February 2020, Berlin: Federal Chancellor Angela Merkel (CDU) and Viktor Orban, Prime Minister of Hungary, will hold a press conference at the Federal Chancellery before their meeting. Photo: Bernd von Jutrczenka/dpa (Photo by Bernd von Jutrczenka/picture alliance via Getty Images) (Photo: picture alliance via Getty Images)
10 February 2020, Berlin: Federal Chancellor Angela Merkel (CDU) and Viktor Orban, Prime Minister of Hungary, will hold a press conference at the Federal Chancellery before their meeting. Photo: Bernd von Jutrczenka/dpa (Photo by Bernd von Jutrczenka/picture alliance via Getty Images) (Photo: picture alliance via Getty Images)

All’indomani del bilaterale con l’ungherese Viktor Orban, il premier polacco Mateusz Morawiecki lo spiega di persona anche ad Angela Merkel: “Polonia e Ungheria restano sulla linea del veto sul recovery fund, se non si trova una soluzione per tutta l’Unione e non solo per alcuni Stati. Ci aspettiamo che ci lavoriate ancora”. La cancelliera sta infondendo tutte le sue energie nella mediazione, ma per ora risultati non ce ne sono: il recovery fund è seriamente in pericolo, ormai si cercherà una soluzione al Consiglio Ue del 10 e 11 dicembre. A Bruxelles si comincia a pensare al piano B, vale a dire l’esercizio provvisorio in caso di mancata approvazione del bilancio pluriennale, ma sarebbe una strada temporanea, prevista dai Trattati, non una soluzione. Il recovery fund finirebbe gambe all’aria.

Se da Budapest e Varsavia mostrano i muscoli, a Bruxelles fanno altrettanto. Il portavoce della Commissione europea Eric Mamer sottolinea che “la nostra posizione sullo stato di diritto non cambia”. E oggi alla riunione degli ambasciatori degli Stati membri nessun Stato ha chiesto di rivedere i termini dell’accordo per andare incontro a Polonia e Ungheria: nemmeno la Slovenia, che in prima battuta si era schierata con loro.

“Se non c’è l’approvazione del bilancio pluriennale Ue” - che è legato al Next generation Eu perché contiene le garanzie per ripagare il debito comune europeo che si accumulerà per consentire il recovery fund - quello che “accade è previsto dai trattati”, dice Mamer. “Chiaramente i servizi della Commissione lavorano a tutte le alternative, sotto il profilo tecnico. Ma la nostra priorità è e resta di far entrare in vigore” sia il bilancio Ue che il Recovery “al più presto, all’inizio del prossimo anno”.

Piano B significa che l’Ue andrebbe in esercizio pr...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.