Redditi, più soldi in busta paga: arriva l’estensione del bonus Renzi

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Il Tesoro al lavoro nella nuova e delicata manovra di Bilancio: il taglio del cuneo fiscale di almeno 5 miliardi a favore dei lavoratori con stipendi medio-bassi. Archiviata la flat tax a stampo leghista, la nuova misura è pronta e la strada sembra essere spianata poiché punto in comune del programma firmato Pd-M5S.

Reddito, più soldi col bonus

Messo da parte il governo leghista – o quasi del tutto, si lavora ora sulle modifiche delle varie misure che portano la firma del precedente governo. Via definitivamente la flat tax, la misura della Lega favorevole ai ricchi dal costo di 15 miliardi di euro. La prossima manovra di Bilancio è ora nelle mani del Tesoro: all’opera a favore dei lavoratori con redditi mediobassi con il taglio del cuneo fiscale, ovvero la differenza tra lordo e netto in entrata nello stipendio. Una nuova manovra che arriverà nel 2020 d’almeno 5 miliardi di euro utili ad alleggerire la pressione fiscale sulla busta paga e garantire così più soldi nelle tasche dei lavoratori. Una misura che è, dal governo Prodi del 2006/2007, battaglia del centrosinistra che sembra ora pronta e che – sulla carta, dovrebbe avere la strada libera in quanto l’esigenza di ridurre le tasse sul lavoro è un punto in comune del programma condiviso PdM5S. Un’operazione definita “robusta” e nella quale potrebbe estendersi anche il bonus Renzi – i famosi 80 euro che la Lega voleva cancellare, che riguardava una parte dei redditi dei lavoratori dipendenti (da 8 mila a 26 mila euro) ma che escludeva i redditi più bassi e quelli medi fino a 35 mila euro. Un’operazione volta verso quei redditi fiscalmente incapienti sotto gli 8 mila euro, che potrebbero ricevere una sorta di erogazione monetaria o un conguaglio a fine anno da parte del sostituto d’imposta. Probabile la detrazione fiscale decrescente per i redditi sopra i 26 mila euro, mentre ancora incerto il destino per coloro che hanno un reddito di 55 mila euro: solo con sufficienti risorse derivanti dalla nuova manovra potranno accedere al bonus. Operazione dal costo, al momento, di 10 miliardi.

Taglio dai doppi volti

Un taglio punto in comune tra le due forze politiche che può essere praticato in più modi, ad esempio riducendo le tasse o i contributi nelle buste paga, scegliendo di limitare la misura ai lavoratori dipendenti o allargarla anche alle imprese. Sull’ultimo punto si insinuano le spine tra M5S e Pd. Per i grillini all’introduzione del salario minimo è infatti legata la nuova manovra del taglio: poiché molte imprese subiranno un aumento del costo del lavoro per adeguarsi alle nuove normative, al via la proposta di una sorta di compensazione volta a spingere le imprese coinvolte nel taglio del cuneo a esonerare i datori di lavoro dai contributi per la Naspi (1,61%) e per la disoccupazione agricola (2,75%). Operazione costosa che, da sola, costerebbe circa dei 4-5 miliardi impiegati per il nuovo bonus.