Reddito di cittadinanza a carcerati e usurai, scoperti in Puglia ed Emilia

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L'elenco dei cosiddetti "furbetti del reddito di cittadinanza" di allunga. Gli ultimi casi scovati riguardano la Puglia e l'Emilia. 

La Guardia di Finanza di Bologna ha scoperto e denunciato 10 persone: nonostante fossero condannate in carcere o colpite da altre misure cautelari, percepivano il reddito di cittadinanza. Per tutti l'accusa è indebita percezione di questo beneficio, reato che può essere punito con la reclusione da due a sei anni. Le somme incassate senza averne diritto ammontano a circa 90mila euro.

L'analisi delle Fiamme Gialle, effettuata incrociando le banche dati con quelle dell'Inps, ha consentito di scoprire irregolarità nei confronti di dieci beneficiari che, all'atto della presentazione della domanda di sussidio, hanno omesso di comunicare la loro condizione di detenuti o, comunque di essere stati colpiti da misure restrittiva della libertà personale. I Finanzieri hanno segnalato alle competenti Direzioni Provinciali dell'Inps le dieci persone, per l'immediata revoca dell'erogazione del beneficio e l'attivazione del recupero delle somme indebitamente incassate.

A Bari, invece, la Guardia di Finanza ha arrestato il pluripregiudicato 40enne Gerardo Geruzzi per i reati di usura ed esercizio abusivo dell'attività del credito. Faceva l'usuraio guadagnando fino al 120% di interessi su prestiti annui stimati in circa 80mila euro ma percepiva il reddito di cittadinanza

L'uomo, anche nel periodo di detenzione domiciliare, prestava denaro a piccole imprese, privati cittadini e giovani che ne avevano bisogno per acquistare casa o per mantenere un tenore di vita elevato. Aveva dichiarato di non avere entrate e per questo aveva avuto accesso al sussidio.

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Ma non è finita qui: a Galatina, in provincia di Lecce, una donna di 58 anni rischia di finire sotto processo per aver ottenuto il reddito di cittadinanza, per un totale di 16mila euro tra il 2019 e il 2020, nonostante una serie di vincite online per più di mezzo milione di euro. La procura di Lecce ha concluso le indagini delegate ai militari della guardia di finanza e ha contestato alla donna di aver reso false dichiarazioni sulle condizioni reddituali e patrimoniali, fornendo un'attestazione Isee non corrispondente al vero.

La 58enne aveva presentato l'autocertificazione dichiarando appena 32,75 euro con riferimento al 2019 e 1.762 per l'anno successivo. I finanzieri hanno accertato diverse vincite online fra il 2017 e il 2020: 72mila euro per la donna; 477mila euro per il marito e 7mila euro il figlio.