Reddito di cittadinanza, tra rafforzamento e scetticismo: le proposte dei partiti

Reddito di cittadinanza, tra rafforzamento e scetticismo: le proposte dei partiti(Photo by Massimo Di Vita/Archivio Massimo Di Vita/Mondadori Portfolio via Getty Images)
Reddito di cittadinanza, tra rafforzamento e scetticismo: le proposte dei partiti(Photo by Massimo Di Vita/Archivio Massimo Di Vita/Mondadori Portfolio via Getty Images)

Tra i punti cardine su cui si snodano, da qui al 25 settembre, le campagne elettorali dei principali partiti in corsa alle elezioni, vi è lo spinoso tema del reddito di cittadinanza. Prima di intavolare una rassegna di propositi sottoscritti dai vari protagonisti, c’è da dire che nessuno dei programmi diramati dal centrodestra, centrosinistra, M5S e Terzo Polo contempla una radicale abolizione del RdC. Le due macroposizioni, in questo frangente, si dividono tra sostenitori e revisionisti di tale misura.

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Tra i più critici del reddito di cittadinanza troviamo il centrodestra. Nel programma sottoscritto da Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Noi Moderati, l’argomento è affrontato dal punto numero 9, su stato sociale e sostegno ai bisognosi. Qui, il centrodestra parla di una “sostituzione dell'attuale reddito di cittadinanza con misure più efficaci di inclusione sociale e di politiche attive di formazione e di inserimento nel mondo del lavoro”. Resta comunque da vedere come il centrodestra percorrerà questa strada della sostituzione del RdC. Un primo assaggio ce lo offre il programma della Lega, che da un lato prospetta il mantenimento del sussidio per “percettori inidonei al lavoro” con annessa revisione delle somme erogate in base alle soglie di povertà rilevate sul territorio. Da un altro lato però, per coloro identificati come “idonei al lavoro”, la risorsa del RDC deve essere convertita in un apparato capace di orientare la forza lavoro verso l’occupazione (e quindi corsi di formazione e stage, contratti stipulati con agenzie del lavoro private, con incentivi fiscali).

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Generalmente a sostegno della misura contro la povertà è il PD di Letta. Il centrosinistra rema con convinzione verso un rafforzamento del sussidio, pur dettando tre modifiche: revisione dei criteri su cui si fonda il RdC, soprattutto nei casi di famiglie numerose con minori a carico; introduzione della possibilità di continuare a percepire una parte del sussidio anche dopo aver trovato lavoro; riduzione dello scoglio dei 10 anni di residenza per usufruire di questa prestazione.

Il principale promotore del reddito di cittadinanza rimane il Movimento 5 Stelle. Il programma pentastellato prevede un rafforzamento della misura, promettendo “misure per rendere più efficiente il sistema delle politiche attive oltre a un “monitoraggio delle misure antifrode”. Il partito di Giuseppe Conte ha elevato la difesa del RdC a bandiera della propria campagna: “Il Reddito di cittadinanza rappresenta uno strumento di sostegno per milioni di persone: per chi non è nelle condizioni di lavorare e per quei lavoratori che attraverso il reddito integrano stipendi bassissimi. Abolirlo significherebbe cancellare una misura di protezione sociale, noi non lo permetteremo”, dichiarava pochi giorni fa il presidente M5S.

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Più dura infine, la linea del terzo polo guidato Carlo Calenda e Matteo Renzi. Azione e Italia Viva infatti, sono allineate sulla linea dello scetticismo. “Il Reddito di Cittadinanza (“RdC”) è uno strumento pensato male”, recita il programma di Azione. Per Calenda e Renzi è vitale perseguire il processo di facilitazione dei rapporti tra agenzie private e percettori del reddito, permettendo ai primi un accesso trasparente ai dati dei secondi. E soprattutto la revoca del sussidio qualora si verifichino determinate situazioni come la non partecipazione ai colloqui.