Reddito di libertà: un reddito a favore delle donne vittime di violenza

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La Regione Sardegna ha varato nell’ultimo consiglio regionale, una misura importante, per il sostegno alle donne vittime di violenza domestica: è il reddito di libertà.

Reddito di libertà: istituito dalla regione Sardegna

La regione Sardegna ha deliberato nell’ultimo consiglio regionale, il reddito di libertà, definendone le linee guida per il trienno 2020-2022. Il reddito è una misura a sostegno delle donne vittime di violenza domestica e dovrebbe fornire, nelle intenzioni di chi lo ha proposto, la possibilità di emanciparsi, seguendo un progetto personalizzato.

La misura ammonta a 780 euro per ogni donna, che aumenta di 100 euro se disabile e di 200 se ha figli disabili a carico. Sarà inoltre erogato per un periodo minimo di un anno e massimo di tre, e in considerazione del fatto che le risorse messe a disposizione potrebbero non bastare per ricoprire l’intero fabbisogno, ci saranno una serie di criteri che l’aspirante beneficiaria deve possedere. Saranno infatti valutati lo stato di salute fisica e mentale, eventuale gravidanza, livello di scolarizzazione e tempo di permanenza all’interno di una casa di accoglienza. Il sussidio comprende inoltre il rimborso delle spese legali, l’aiuto per favorire gli spostamenti e sfuggire alla violenza, l’accesso alla formazione in vista di un’occupazione, la garanzia di continuità scolastica per la vittima e per i figli, il sostegno per l’autonomia abitativa e l’inserimento nel mondo del lavoro.

Al sussidio inoltre, potranno accedere non solo le vittime di violenza certificata dai Servizi Sociali dei Comuni, ma anche le donne che si sono rivolte ai Centri Antiviolenza.

La delibera Regionale

La delibera per l’anno ha stanziato una quota pari a 514 mila euro, in attuazione di una proposta che era nata nel 2018, da parte di Alessandra Zedda (Forza Italia), Anna Maria Busia (Cd), Rossella Pinna (Pd) e Daniela Forma (Pd).

Come dichiarato da Rossella Pinna (Pd): “Un reddito che le sosterrà nel loro percorso di ricostruzione personale, che ne garantisca la dignità, ne consenta l’ autonomia e che sia strumento di affrancamento dall’esperienza di violenza, ponendo fine alle condizioni di dipendenza economica e restituendo a tante donne il coraggio per rompere condizioni di maltrattamento, di subalternità e oppressione psicologica e fisica, dando così inizio ad una nuova e più libera esistenza per sé e per i loro figli. Una scelta di fiducia e speranza”.