Reddito, il giuslavorista: "Saraceni potrebbe chiedere il telelavoro"

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di Fabio Paluccio  

"La Saraceni potrebbe firmare il patto per il lavoro chiedendo, viste le condizioni in cui si trova, di poter lavorare da casa, con il telelavoro. Se fossi il suo avvocato le suggerirei questo". Così, con Adnkronos/Labitalia, il giuslavorista Roberto Pessi, prorettore alla didattica della Luiss 'Guido Carli' di Roma, interviene sulla vicenda del reddito di cittadinanza all'ex-Br Federica Saraceni, agli arresti domiciliari per l'omicidio D'Antona.  

La legge, infatti, prevede la convocazione presso i centri per l'impiego dei percettori del reddito per la firma del patto per il lavoro, propedeutico all'inserimento lavorativo della persona. Ma la Saraceni si trova attualmente in una condizione di "detenzione domiciliare speciale", la cui "compatibilità con le attività lavorative previste dal reddito di cittadinanza è oggetto di approfondimento", ha spiegato oggi il ministro Catalfo.  

Secondo Pessi quello di Saraceni "è un caso complesso" ed è necessario "che la legge venga affinata e integrata per far fronte a questo tipo di problemi, quando ci si trova di fronte a reati di particolare disvalore sociale".  

E, allargando il ragionamento, continua Pessi, "l'unico consiglio che darei a Catalfo e Tridico è che non si può ragionare sul singolo caso della brigatista ma piuttosto su tutti coloro che hanno commesso reati gravi e per questo sono in carcere o agli arresti domiciliari. Decidere se quindi vogliamo recuperare queste persone, e allora concediamo loro il reddito di cittadinanza, o al contrario si decide che, insieme alla pena, c'è anche la non fruibilità di queste forme di assistenza sociale".