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Samuele Prosino

Roberto Maroni, presidente della Regione Lombardia, ha annunciato che il 21 aprile sarà comunicata la data esatta per il referendum consultivo sull’autonomia fiscale della Lombardia. Probabilmente verrà organizzato a ottobre, insieme a quello per il Veneto già annunciato dal presidente Luca Zaia, anche lui esponente della Lega Nord.

Roberto Maroni, Presidente della Regione Lombardia

Si tratterà di un referendum vero e proprio, con i crismi dell’ufficialità? Non esattamente. Il referendum consultivo sarà simile, per contenuti e per significato, a quello della Brexit – quindi non vincolante ma comunque utile per intavolare o meno trattative con il Governo.

Già: se nel referendum per l’autonomia fiscale di Lombardia e Veneto dovesse vincere il Sì, le due regioni – motori produttivi del nostro Paese per numero di abitanti e grandezza territoriale – potrebbero fare la voce grossa con il Governo centrale. Non ci sarà il quorum, dunque basterà una maggioranza assoluta.

Zaia, Salvini, Maroni

Maroni ha dichiarato: “Devono partire le procedure, ma abbiamo già fatto la gara per il voto elettronico e il cronoprogramma è chiaro“. La volontà di Maroni e Zaia è quella di trattenere più risorse interne al territorio. In gioco dovrebbero esserci tra i 15 e i 20 miliardi di residuo fiscale, cioè la differenza di entrate e spese della regione. Cifre importanti sulle quali è in atto anche una battaglia politica; per la Lega Nord una vittoria in questo senso sarebbe un successo in vista delle prossime elezioni. Le repliche non si sono fatte attendere, soprattutto per la volontà di indire il referendum verso la fine dell’anno.

Secondo il segretario regionale lombardo Alessandro Alfieri (Partito Democratico, citato dal Fatto Quotidiano), “Maroni vuole passare alla storia come il presidente della Lombardia che ha speso 46 milioni di euro per fare una cosa che si può fare gratis. Il referendum consultivo serve per avviare il percorso costituzionale per trasferire alla Lombardia maggiori competenze, cioè serve per indire una riunione a Roma. Il PD lombardo crede che la nostra Regione dovrebbe avere competenze più di altre e per questa ragione ha offerto ormai un anno e mezzo fa un documento unitario dei sindaci dei capoluoghi e dei presidenti di Provincia, amministratori che rappresentano dieci milioni di cittadini lombardi, con cui andare insieme a Maroni ad aprire il tavolo con il Governo. Maroni all’epoca non se ne fece nulla”.

Anche Zaia continua dritto verso il referendum del Veneto: “I veneti hanno di fronte a loro un’occasione storica. Mi attendo una partecipazione di massa e spero che nasca anche un comitato per il No all’autonomia“, aveva detto a Gennaio.

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