Referendum costituzionale in Italia: il ruolo degli Stati Uniti

L’ambasciatore in Italia: la vittoria sarebbe un passo indietro per il Paese. Le opposizioni si infuriano: “Si faccia gli affari suoi”

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L’abitudine dell’endorsement è tipica americana. Matteo Renzi, incassa quello dell’ambasciatore degli Stati Uniti nella difficile partita del referendum. E l’appoggio diventa un caso politico e, ovviamente, anche diplomatico. Ci si mette pure Fitch, la società di rating americana che avverte: “Se prevalesse il no, la vedremmo come uno choc negativo per l’economia e il merito del credito italiano”.

Insomma, negli States si augurano che vinca il Sì, e lo dicono apertamente. John Phillips, ambasciatore Usa in Italia, intervenendo ad un convegno nel centro studi americani sulla Brexit, ha detto che il No sarebbe “un grosso passo indietro” e che “sessantatré governi in 63 anni non danno garanzia”. Le aziende americane, in buona sostanza, potrebbero anche investire meno in Italia se il No battesse il Sì, questo il senso del messaggio.

“Si faccia gli affari suoi”, è il commento del leader della Lega, Matteo Salvini. Anche Pier Luigi Bersani è irritato: “Roba da non crederci, ma per ci ci prendono?”. I toni dei commenti dal resto delle opposizioni, seguono la linea. “Siamo alleati, non sudditi”, ha detto Alessandro DI Battista. Se cambiare o meno la Costituzione è una decisione che spetta agli italiani.