Referendum costituzionale in Kazakistan, ''verso la seconda Repubblica''

(Adnkronos) - Cinque mesi dopo tumulti inediti, sedati solo grazie all'intervento delle forze a guida russa dell'Organizzazione del Trattato di sicurezza collettiva (Csto), il Kazakistan si prepara a voltare pagina con un referendum costituzionale che, di fatto, stravolge la Carta fondamentale in vigore dal 1995. Il voto si terrà il 5 giugno, appena un mese dopo la diffusione della riforma, che riguarda 33 articoli (31 modificati e due nuovi) - circa un terzo del totale degli articoli costituzionali - ed è stata sviluppata da un gruppo di lavoro che il presidente Kassym-Jomart Tokayev ha istituito a marzo. Il 5 giugno si voterà anche all'estero. In Italia sono circa 120 i kazaki registrati alle liste elettorali che potranno recarsi al seggio allestito all'ambasciata a Roma.

Come ha riferito lo stesso leader kazako, l'intento è quello di trasformare il Paese, di cui l'Italia è un partner commerciale strategico, da un sistema super-presidenziale a un "sistema presidenziale con un parlamento influente e un governo responsabile". La riforma, infatti, ruota intorno al concetto di 'ridistribuzione dei poteri' che indica anche l'apparente volontà di Tokayev di lasciarsi alle spalle l'ingombrante eredità politica del suo predecessore, Nursultan Nazarbayev, il 'padre della patria' che per anni ha avuto un controllo quasi illimitato sul processo decisionale politico, consolidato da alcuni emendamenti costituzionali nel 1998, 2007 e 2011.

"Si tratta di un pacchetto di riforme costituzionali per modernizzare il sistema politico. Dall'indipendenza in poi Nazarbayev ha fatto tantissimo, ma ora dobbiamo far nascere la seconda Repubblica", ha commentato durante una tavola rotonda l'ambasciatore kazako a Roma, Yerbolat Sembayev, intendendo con prima Repubblica quella appunto che ha visto protagonista l'ex presidente ed il suo potente clan.

L'ambasciatore ha evidenziato come la riforma costituzionale sia un processo che parta da lontano, almeno dal 2019, evidenziando tuttavia come gli eventi "tragici" di gennaio abbiano dato una "spinta ulteriore ad accelerare con le riforme".

Il percorso di riequilibrio dei poteri è "importantissimo", ha proseguito Sembayev, sostenendo che il Kazakistan "è un Paese democratico, ma i nostri amici in Europa chiedono che lo sia ancora di più. Per questo stiamo facendo questo referendum", in previsione del quale il presidente Tokayev si è dimesso da leader del partito Amanat - come è stato ribattezzato il partito Nur Otan di Nazarbayev - il 26 aprile. Uno dei punti della riforma, infatti, prevede che il presidente non appartenga a partiti o movimenti politici.

Mentre per alcuni osservatori quella di Tokayev di democratizzare il processo politico è solo un'operazione di maquillage, il governo di Nur-Sultan, ex Astana, ritiene che il referendum dimostri il fermo impegno del Paese nei confronti dei principi democratici. Oltre al superamento del sistema 'super-presidenziale', la riforma punta infatti a rafforzare in modo significativo il sistema di controlli e contrappesi, dando maggiore indipendenza ai 'maslikhat' (organi rappresentativi locali).

Viene poi introdotto un modello elettorale misto maggioritario-proporzionale per l'elezione dei deputati del Mazhilis, la Camera Bassa del Parlamento composto anche dal Senato, e diverse misure proposte conferiscono al Parlamento più poteri nei confronti del presidente. Il Parlamento rimarrà bicamerale, ma gli equilibri tra le Camere cambieranno leggermente. Il Senato non avrà più il potere di promuovere nuove leggi e invece approverà o respingerà le leggi adottate dal Mazhilis.

Uno degli aspetti principali, che segna una netta cesura col passato, è il divieto per tutti i familiari più vicini al presidente di ricoprire cariche pubbliche e ruoli manageriali nel settore para-pubblico. Un emendamento quest'ultimo che non può non richiamare alla memoria la figura di Dariga Nazarbayeva, la potente figlia dell'ex presidente che negli anni scorsi, oltre a dare prova delle sue qualità musicali, è stata vice premier e presidente del Senato.

La riforma fa fare al Paese anche dei progressi sotto l'aspetto dei diritti umani. Viene infatti messo nero su bianco il divieto assoluto di applicare la pena di morte. Infine viene creata una Corte Costituzionale, che sarà composta da 10 giudici: sei nominati dal Parlamento e quattro dal presidente, che tuttavia dovranno ottenere il via libera del Senato.

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