Referendum sul taglio dei parlamentari rinviato per il Coronavirus

Il referendum per il taglio dei parlamentari slitterà?

Il governo ha approvato in via ufficiale il rinvio sine die del referendum per il taglio dei parlamentari, previsto per il 29 marzo 2020. Vista l’emergenza Coronavirus che sta interessando il Paese, l’esecutivo è stato costretto a prendere una decisione in merito. La data inizialmente scelta per la consultazione popolare è stata infatti giudicata troppo vicina per consentire al mondo politico di fare un’adeguata promozione e garantire le giuste informazioni sull’argomento ai cittadini.

Le ipotesi per il rinvio

Resta da stabilire una data per il referendum, che al momento resta sospeso sine die. In molti, all’interno del mondo politico, chiedono uno slittamento di poche settimane. Tra le ipotesi sul tavolo c’è quella di far convergere la data della consultazione sul taglio dei parlamentari e quella delle elezioni regionali. Si oppone Forza Italia. “Prima hanno cercato di impedire lo svolgimento del referendum, poi hanno cercato di silenziarlo, ora cercano di falsarne il risultato. È inaccettabile. Si vota solo in cinque regioni e il risultato sarebbe falsato a livello territoriale” ha commentato il senatore Andrea Cangini.

“Siamo in una situazione di grave emergenza economica – ha commentato invece Vito Crimi – e stiamo cercando di recuperare ogni euro disponibile. Non possiamo permetterci che il referendum sia un costo aggiuntivo. Cercheremo di ottenere l’accorpamento di tutte le date, da qui a giugno, in un’unica data” .

Slitta il referendum sul taglio dei parlamentari

Il referendum costituzionale prevede la riduzione di un terzo dei parlamentari. Se la metà più uno dei votanti opterà per abrogare la riforma, il numero di deputati rimarrà invariato. Con questa votazione verrebbero ridotti i seggi alla Camera dei Deputati da 630 a 400, al Senato da 315 a 200. Inoltre, i senatori a vita nominati dal Presidente della Repubblica diventerebbero non più di 5.

Tutti i principali partiti del panorama politico italiano si sono detti favorevoli a questa riforma, come più dell’80% degli elettori secondo i sondaggi. Viste le recenti misure adottate dal Governo per evitare assembramenti di persone, a maggior ragione in luoghi chiusi, l’esecutivo ha deciso per il rinvio.

Anche a livello promozionale risulta difficile operare in questo momento: una campagna referendaria sul territorio richiederebbe incontri pubblici, eventi e comizi, contro quanto stabilito finora dalle norme per la prevenzione dal Coronavirus.

Gli stessi senatori, appartenenti a diversi partiti, che avevano raccolto le firme necessarie affinché la riforma sul taglio venisse sottoposta al voto dei cittadini, si erano detti favorevoli al rinvio. “Pensiamo che spetti al governo prendere una decisione, perché conosce le condizioni di salute pubblica“, aveva dichiarato il senatore del PD Tommaso Nannicini, suggerendo poi un meeting con il comitato promotore per verificare se ci possano essere le basi per un rinvio.