Referendum sul taglio dei parlamentari: per Di Battista è una vergogna

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È con un post pubblicato sulle sue pagine social che Alessandro Di Battista si è scagliato contro il possibile referendum sul taglio dei parlamentari, definendolo una vergogna politica che graverà sulle tasche dei cittadini italiani. L’esponente del M5s ha infatti attaccato i 71 senatori che hanno firmato per poter far indire il referendum – come stabilito dalla Costituzione – malgrado sullo stesso tema i Radicali siano riusciti a raccogliere tra la popolazione soltanto 669 firme.

Referendum sul taglio dei parlamentari


Nel lungo messaggio postato nella serata del 12 gennaio Di Battista punta il dito contro l’ingiustizia di un sistema legislativo che consente l’indizione di un referendum popolare soltanto dopo aver raccolto 500mila firme, ma che allo stesso tempo permette delle deroghe qualora si riescano a raccogliere le sottoscrizioni di almeno un quinto dei senatori: “In Italia per richiedere un referendum servono 500.000 firme. Sapete quante firme hanno raccolto i radicali per cancellare il taglio dei parlamentari? 669. […] Ma il referendum si farà lo stesso perché 71 senatori hanno firmato e la Costituzione (ci sono eccome cose da sistemare) gli dà ragione”.

L’esponente del M5s sottolinea poi l’enorme esborso di denaro pubblico che comporterà l’indizione del referendum. Soldi che secondo Di Battista potrebbero essere utilizzato in maniera più oculata: “È politicamente una vergogna il fatto che un mucchio di senatori possa – in sostanza – andare contro la pubblica opinione costringendo lo Stato a spendere circa 350 milioni di euro per indire un referendum dall’esito sicuro. […] Con 350 milioni di euro avremmo potuto dare un bonus da 3500 euro ad ogni agente di polizia. […] avremmo potuto garantire un ulteriore bonus bebè da 813 euro per ogni bambino italiano.

La stoccata a Matteo Salvini

In conclusione al post, Di Battista lancia un affondo anche nei confronti del leader della Lega Matteo Salvini, reo di aver spinto i propri senatori a di sì al referendum in modo da indurre un’eventuale crisi di governo con il conseguente ritorno ad elezioni anticipate: “Salvini spera che questo giochetto possa portare alle elezioni anticipate. È solo un’ignobile questione di poltrone. Infatti se dovesse cadere il governo prima del referendum sul taglio dei parlamentari noi cittadini eleggeremmo al prossimo giro ancora una volta 945 parlamentari e non i 600 previsti dalla riforma che è passata alle Camere. […] Salvini ha mandato a firmare i suoi galoppini nella speranza che il referendum convinca qualche parlamentare a spingere per le elezioni anticipate proprio per sfruttare un numero maggiore di seggi a disposizione.