##Referendum taglio parlamentari, in balletto firme 7 via e 12 nuove

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Roma, 10 gen. (askanews) - Quota 64, e cioè il numero minimo di firme per poter presentare il quesito referendario sulla legge che ha tagliato il numero dei parlamentari, viene ampiamente superata: alla fine in Cassazione ne vengono depositate 71, sette firme più del necessario. Grazie all'innegabile aiuto, riconosciuto apertis verbis da tutti, Radicali in testa, della Lega. Ma intorno alla raccolta di firme per rendere ammissibile il referendum confermativo della legge è andato in scena nelle ultime ore un vero e proprio balletto tra firme sottoscritte e poi ritirate.

Sono sette i senatori che hanno ritirato la loro firma tra ieri e oggi: Dal Mas, Mallegni, Masini e Stabile tutti del gruppo Forza Italia-Udc, i due Dem Vincenzo D'Arienzo e Francesco Verducci, Mario Giarrusso del Movimento Cinquestelle che ha scritto su Facebook di aver ritirato la firma perchè "la mia posizione è stata strumentalizzata da alcuni e travisata da altri". Verducci e D'Arienzo, invece, hanno spiegato di averlo fatto perché sono cambiate le condizioni considerando "un risultato politico importante e per niente scontato aver raggiunto un accordo che impegna le forze di governo ad approvare una nuova legge elettorale proporzionale". Fonti M5s hanno sottolineato che, nella raccolta delle firme, "non hanno resistito alla voglia di tenersi strette le poltrone e a quanto pare è arrivato 'l'aiutino' della Lega" sempre attenta "al proprio tornaconto". Tutte maturate nelle ultime ore le firme dei sei senatori leghisti protagonisti del 'soccorso verde': Massimo Candura, Claudio Barbaro, William De Vecchis, Roberto Marti, Enrico Montani, Pasquale Pepe.

Dodici, invece, gli eletti a Palazzo Madama che nelle ultime 24 ore hanno aggiunto la loro firma: i sei già citati della Lega, cinque di Forza Italia (Battistoni, Damiani, Gallone, Siclari e Toffanin) e uno di Leu (La Forgia).

Nella raccolta firme sono rappresentati, come ha detto uno dei promotori, il senatore di Forza Italia Andrea Cangini, tutti i gruppi parlamentari: dal Pd, con Tommaso Nannicini tra tutti, a Italia Viva, con il socialista Riccardo Nencini, fino allo stesso Movimento Cinquestelle (oltre a vari ex grillini del Misto) con Luigi Di Marzio e Gianni Marilotti, a tutto il centrodestra, ad eccezione di Fratelli d'Italia. "Una scelta coerente con i nostri voti in Parlamento - ha sottolineato Giorgia Meloni - sempre a favore della diminuzione dei parlamentari".

Come vuole la Costituzione, all'articolo 138, il referendum confermativo della legge di modifica costituzionale può essere richiesto da cinque Consigli regionali, da un quinto dei membri di una Camera - come in questo caso - o da 500 mila firme di cittadini, impresa non riuscita, stavolta, ai Radicali che si sono fermati a 669. Per la validità del referendum costituzionale non è previsto alcun quorum minimo di votanti.

Ora l'ultima parola spetta alla Cassazione che dovrà verificare la regolarità delle firme: se tutto andrà liscio la consultazione dovrebbe svolgersi in primavera, tra la fine di aprile e giugno.