Referendum Venezia-Mestre, domani al voto per la separazione

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Venezia, 30 nov. (askanews) - E' una storia che si perde nel tempo quella del referendum per la separazione tra Venezia e Mestre. Tra il centro storico lagunare e il suo entroterra che, negli anni, è divenuto sempre più popoloso, a causa della fuga dei residenti.

Domani si vota per la quinta volta, la prima fu nel 1979, dieci anni dopo nel 1989 ci si riprovò, poi nel 1994 e la volontà popolare si espresse sempre per il 'no'. Successivamente si ripropose il quesito referendario nel 2003, ma questa volta fu il quorum a non essere raggiunto. I problemi sono molti sulla linea di confine che divide il capoluogo lagunare dalla sua propaggine di terraferma: dall'assalto continuo dei turisti, fino ai problemi di gestione ambientale, in primis l'acqua alta e i temi relativi al Mose. La separazione amministrativa, se si concretizzasse, sancirebbe la presenza di due sindaci con giurisdizione sulle due anime del vasto territorio veneziano: Venezia, estuario incluso con 91.370 residenti, e Mestre con tutto il suo entroterra produttivo e 177.471 residenti. Se il "sì" prevalesse Venezia diventerebbe la quarta provincia del Veneto, dopo Verona, Padova e Vicenza.

Domani, saranno circa 200 mila i veneziani chiamati al voto. Le posizioni politiche sono differenti e variegate in città. La soluzione separatista non trova d'accordo il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro che ha invitato all'astensione in virtù della legge che norma le città metropolitane; il Pd si orienta sul 'no', mentre il Movimento 5 Stelle e Lega sono favorevoli all'espressione della volontà popolare. Massimo Cacciari, coscienza critica della città e già più volte sindaco di Venezia, ha espresso un secco "no" alla separazione di Venezia da Mestre. La volontà popolare e le insinuanti spinte separatiste faranno da sottofondo all'ennesimo referendum veneziano. E, se anche questa volta, sarà "no", lo si saprà solo domani.