Cerciello Rega non si è difeso, era senza pistola

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di Silvia Mancinelli  

Mario Cerciello Rega non si è difeso. Non ha fatto in tempo, per l'aggressione fulminea e non aveva con sé la pistola d'ordinanza che aveva invece il collega Andrea Varriale, impegnato in una colluttazione distante da lui con Natale Hjorth e impossibilitato a correre in aiuto del vicebrigadiere fin quando i due non si sono dati alla fuga. 

"Aveva solo le manette. Se anche avesse avuto la pistola non avrebbe avuto la possibilità di reagire", ha detto il colonnello Francesco Gargaro nel corso di una conferenza stampa nella sede del Comando Provinciale Carabinieri di Roma, in piazza San Lorenzo in Lucina, sottolineando che la pistola di Cerciello Rega è stata trovata poi a tragedia avvenuta nel suo armadietto.  

Prima di prendere servizio, la notte tra giovedì e venerdì scorsi, Cerciello Rega ha portato il gelato ai colleghi in caserma ed è poi salito sull'auto civetta insieme al Varriale, come lui in borghese. Con sé Cerciello Rega aveva solo le manette, dunque. Inoltre, che la vittima fosse disarmata si legge anche nell’ordinanza di convalida del fermo dei due americani, a demolire la legittima difesa putativa ipotizzata dalla difesa di Elder Finnegan Lee. 

Varriale era in servizio notturno con il collega Mario Rega Cerciello e mai si è allontanato da lui. Viene contattato sul proprio cellulare direttamente dal maresciallo che quella notte era a Trastevere insieme a tre colleghi della stazione di piazza Farnese, libero dal servizio, perché, come precisato dal procuratore Michele Prestipino, "i tempi erano stretti" e c'era urgenza di intervenire. Arrivano insieme in piazza Mastai per identificare Sergio Brugiatelli, il 47enne che non conoscevano perché i suoi precedenti per rapina e rissa sono vecchi di dieci anni. Insieme a quest'ultimo i due militari fanno la telefonata (registrata dal vicebrigadiere) per fingere di concludere l'accordo estorsivo con Natale Hjorth mettendosi d'accordo per l'appuntamento al quale si sarebbero presentati in borghese di lì a poco. 

Il militare Varriale è provato. ''Il suo equilibrio e la sua serenità potrebbero permettergli di rientrare in servizio nella stessa caserma una volta ultimati i sei giorni di malattia - spiega il colonnello Francesco Gargaro - certo non capita tutti i giorni di veder morire un collega''.