Regeni, nuove accuse contro gli 007 egiziani: "Inscenarono una rapina"

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REFILE-CORRECTING BYLINE A man holds a placard during a vigil to commemorate Giulio Regeni, who was found murdered in Cairo a year ago, in downtown Rome, Italy January 25, 2017. REUTERS/Alessandro Bianchi
(REUTERS/Alessandro Bianchi)

Tre nuovi testimoni accusano i quattro appartenenti ai servizi segreti egiziani di essere gli autori del sequestro, delle torture dell'omicidio di Giulio Regeni, il ricercatore italiano trovato privo di vita in Egitto nel febbraio del 2016.

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E' quanto emerge dai nuovi atti depositati dalla Procura di Roma in vista dell'udienza preliminare, fissata per il 29 aprile, a carico del generale Tariq Sabir, Athar Kamel Mohamed Ibrahim, Uhsam Helmi, Magdi Ibrahim Abdelal Sharif in cui si dovrà vagliare la richiesta di processo. Sono tutti accusati di sequestro, e uno di loro risponde anche delle sevizie e dell'uccisione del giovane.

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Secondo le contestazioni definite dal sostituto Colaiocco e dal procuratore capo Michele Prestipino, l'uomo che si accanì, per 9 giorni su Giulio, fu il maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif. Fu lui, insieme a soggetti rimasti ignoti, a portare avanti le sevizie avvenute in una villetta in uso ai servizi segreti nella periferia della capitale egiziana.

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Da una testimonianza, ritenuta attendibile dai magistrati italiani, emerge che gli 007 egiziani sapevano della morte di Regeni già il 2 febbraio del 2016, il giorno prima del ritrovamento "ufficiale" del corpo, e per deviare l'attenzione da loro "inscenarono una rapina finita male". 

Nelle ultime settimane, si apprende, dieci persone in Egitto si sono fatte avanti con gli inquirenti affermando di avere notizie sul caso Regeni, di questi solo tre sono state ritenute attendibili. 

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