Regeni, Palazzotto (Leu): governo rassegnato, serve una svolta

Afe

Roma, 20 giu. (askanews) - "Un governo e una classe politica rassegnati, che considerano la normalizzazione dei rapporti economici e commerciali con l'Egitto un dato ineluttabile. Rinunciando a far diventare la ricerca di verit e giustizia sul sequestro e la morte di Giulio Regeni la bussola per ricostruire le relazioni con quel Paese". Lo dice in una intervista al 'Corriere della Sera' Erasmo Palazzotto, presidente della commissione parlamentare d'inchiesta sul caso Regeni, dopo l'audizione del premier Giuseppe Conte.

"Il progressivo ritorno alla normalit - aggiunge, anche a proposito della questione della vendita delle fregate Fremm - ha influito sull'assenza di verit. Non a caso la Procura di Roma riuscita a ottenere qualche informazione solo nel periodo in cui il nostro ambasciatore stato richiamato in Italia. Grazie a quei dati e allo straordinario lavoro dei magistrati e degli investigatori siamo riusciti a conquistare gli unici brandelli di verit, che hanno evidenziato la responsabilit degli apparati di sicurezza egiziani nel sequestro".

In seduta segreta Conte vi ha riferito le risposte di Al Sisi. Pu dirci almeno se ci sono novit nella collaborazione promessa a parole? "Al di l di generici impegni non ci sono passi avanti n atti concreti. Allora dobbiamo chiederci: dopo il gesto unilaterale dell'Italia di riallacciare normali rapporti, come l'autorizzazione a vendere le due navi da guerra, siamo riusciti a ottenere qualcosa per avvicinare la verit sulla morte di Regeni?". Risposta? "No. Ne deriva, inevitabilmente, un'altra domanda: quando si far un bilancio della nuova politica italiana per decidere, in assenza di risultati concreti su Regeni, un nuovo cambio di rotta? La risposta del governo, purtroppo, non stata chiara".

Secondo lei a quando va fissata la verifica? "Credo che gi l'incontro del 1 luglio tra il procuratore generale egiziano, il procuratore di Roma Michele Prestipino e il sostituto Sergio Colaiocco, debba essere considerata una prima tappa. Se si riveler un ennesimo flop, e non verranno comunicate le informazioni necessarie per proseguire almeno l'azione giudiziaria italiana, si potr fare finta di niente? Io penso che non ce lo possiamo permettere. Rimanere inflessibili sul piano politico e diplomatico nel sostenere la domanda di giustizia l'unico modo per non rendere vano lo sforzo compiuto dai magistrati".

Come commissione, conclude, Apriremo un nuovo ciclo d'indagine sulla politica; chiameremo presidenti del Consiglio, ministri degli Esteri, dell'Interno e tutti coloro che hanno avuto un ruolo. Anche solo incontrando Al Sisi per altre ragioni. Dobbiamo capire quello che ha funzionato ma, soprattutto, quello che non ha funzionato e ci ha allontanato, in questi quattro anni e mezzo, dalla verit".