##Reggio C., tabaccaio ucciso perché non si piega a cosca ... -2-

Gtu

Roma, 14 gen. (askanews) - "Un omicidio con modalità e simbologie tipiche di un'esecuzione mafiosa in piena regola", sottolineano gli investigatori. Dal primo sopralluogo, infatti, gli agenti hanno escluso la rapina finita in tragedia: la vittima aveva con sé banconote per migliaia di euro, l'incasso della giornata, di cui il killer non si era curato. Dopo gli spari aveva semplicemente buttato l'arma, nel luogo del delitto e si era allontanato a tutta velocità.

Il tabaccaio ucciso era già stato vittima di una rapina, a novembre dell'anno prima, nella propria rivendita di tabacchi, in via Nazionale a Gallico, ed era rimasto gravemente ferito da un colpo di pistola che uno dei rapinatori gli aveva esploso in faccia.

Numerose intercettazioni telefoniche e ambientali, usando sofisticati sistemi a tecnologia avanzata in 3D, l'acquisizione di filmati registrati da alcuni impianti di videosorveglianza privata, l'analisi della documentazione contabile delle due rivendite di tabacchi, della vittima e del mandante dell'omicidio, le dichiarazioni delle persone informate sui fatti e di alcuni collaboratori di giustizia, hanno portato gli investigatori ad "acquisire incontrovertibili elementi di particolare gravità indiziaria, in relazione alle condotte delittuose poste in essere da tutti i partecipanti all'omicidio e alle cause che lo avevano determinato". Così gli agenti della squadra mobile hanno presentato all'autorità giudiziaria, un quadro d'insieme, compresi gli accertamenti sulla violenta rapina e tentato omicidio subiti dalla vittima sei mesi prima nella tabaccheria, che gestiva con la figlia.

Il tabaccaio quindi "era stato brutalmente giustiziato", in un crescendo di intimidazioni per fargli chiudere la tabaccheria, con ricevitoria Lottomatica, o per limitarne il volume d'affari, alla fine di una giornata di lavoro, davanti agli occhi della figlia, "perché non si era piegato alle ingiuste pretese avanzate da Francesco Polimeni, elemento di spicco della cosca di 'ndrangheta Tegano", gestore di un analogo esercizio commerciale intestato alla figlia.

L'omicidio - secondo le ricostruzioni della polizia - è stato eseguito da Francesco Mario Dattilo, lui il killer che ha sparato, su ordine di Francesco Polimeni, il mandante; mentre alle fasi esecutive del delitto aveva partecipato anche Cosimo Scaramozzino, uomo di fiducia di Polimeni, monitorando gli spostamenti della vittima, pedinandola, per informare il killer.

Il delitto, quindi aveva due fini: incrementare i profitti della rivendita di tabacchi del mandante, eliminando fisicamente il tabaccaio, che con il suo attivismo commerciale sottraeva guadagni all'azienda del boss e "ristabilire sul territorio il prestigio criminale - 'l'onore'- della cosca Tegano, cui la vittima aveva osato resistere non abbassando la testa alle richieste estorsive avanzate con modalità mafiose dal Polimeni".