##Reggio C., tabaccaio ucciso perché non si piega a cosca... -3-

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Roma, 14 gen. (askanews) - Il tabaccaio che non si era piegato ai diktat della cosca, infatti è stato ucciso a colpi di pistola per strada, "in modo plateale ed evidentemente punitivo", colpito alla testa, l'arma deliberatamente buttata accanto al cadavere: tutti elementi - spiegano gli investigatori - di una particolare simbologia mafiosa, ovvero "un chiaro segnale rivolto all'intera comunità" per "riaffermare la percezione del pregante vincolo associativo, la perdurante operatività della cosca, pronta a reprimere chiunque osasse metterne in discussione la potenza criminale".

Quindi, anche la rapina nella sua tabaccheria dell'8 novembre 2016, quando Bruno Ielo era stato gravemente ferito al volto con un colpo di pistola, aveva lo stesso significato: "Era un atto intimidatorio" organizzato anche in questo caso dal boss ed eseguito dallo stesso killer e Giuseppe Antonio Giaramita. I due erano entrati nella tabaccheria non per una rapina, bensì per costringere la vittima con la violenza a chiudere la rivendita; quel giorno fu Giaramita a sparare al tabaccaio e "più che un fatto con finalità predatorie era stata una vera e propria spedizione punitiva, portata a segno con modalità particolarmente cruente e con impiego di violenza esuberante rispetto a quanto sarebbe stato necessario e sufficiente per l'esecuzione del delitto".

Gli agenti hanno collegato quella apparente rapina di sei mesi prima all'omicidio non solo analizzando le condotte dei due, le loro peculiari fattezze e movenze fisiche e il modus operandi, oltremodo irruento, ma anche altri elementi in comune, uno dei quali rilevato con avanzate tecnologie di polizia scientifica, che ha portato ad un'importante scoperta: l'arma simbolicamente abbandonata dal killer sulla scena del crimine la sera dell'omicidio, che aveva ucciso il tabaccaio, era lo stesso modello e "con elevata probabilità" la stessa pistola, impugnata durante la rapina, ovvero una Beretta modello 70 calibro 7.65.

Determinante per individuare mandante e i membri del commando, sia della rapina che dell'omicidio, è stata l'analisi integrata delle immagini acquisite dai numerosi sistemi di video sorveglianza privata vicino alla tabaccheria e lungo le strade percorse dalla vittima per rientrare a casa e dal killer che lo seguiva per tendere l'agguato. Nessun testimone, nessuna traccia, all'inizio delle indagini e per risolvere il caso gli investigatori della sezione omicidi della squadra mobile di Reggio Calabria hanno analizzato un'imponente mole immagini. Così hanno ricostruito tutte le fasi dell'omicidio, a partire dall'individuazione del tabaccaio, agganciato di sera, a fine lavoro, vicino alla propria rivendita, mentre in motorino si avvia verso casa, e le immagini rivelano gli spostamenti dei membri del commando - Francesco Polimeni e Cosimo Scaramozzino su una Panda rossa e il killer in sella ad uno scooter - che lo seguono e si alternano nel pedinare la vittima designata lungo tutto il tragitto, fino al luogo dell'esecuzione.

Altri "pregnanti elementi" sono stati acquisiti con intercettazioni telefoniche e ambientali, che combinate con i filmati delle telecamere, hanno portato alla ricostruzioni dei ruoli di tutti e quattro gli arrestati.

Francesco Polimeni è anche accusato di trasferimento fraudolento di valori, aggravato da metodo e agevolazione mafiosa: aveva intestato fittiziamente la tabaccheria alla figlia, che in quanto titolare formale, è stata denunciata. Ora quella tabaccheria, al centro del movente dell'omicidio, è chiusa, "cessata" per interdittiva antimafia.