Reggio Calabria, bancarotta Multiservizi: "Fiume di denaro" a cosche -2-

Red/Gtu

Roma, 3 ott. (askanews) - E' stato eseguito anche un decreto di sequestro preventivo d'urgenza, con contestuale richiesta di convalida, che dispone il sequestro di somme di denaro per un valore complessivo di oltre 5 milioni di euro.

Le misure cautelari sono l'epilogo delle indagini condotte dal Gruppo investigazione criminalita organizzata del locale nucleo di polizia economico finanziaria della guardia di finanza nell'ambito dell'operazione denominata 'Mala Gestio', che hanno consentito di accertare come le vicende fallimentari che hanno colpito la Multiservizi la Gst - dichiarate fallite tra il 2014 e il 2015 - erano da ricondursi ad un 'ingegnoso meccanismo fraudolento che, messo a punto da coloro i quali ricoprivano contemporaneamente cariche sociali nelle due imprese fallite e in altre ditte a favore delle quali venivano svolte le distrazioni di risorse economiche, ha assicurato agli indagati l'accaparramento di ingenti somme di denaro che, liquidate dal Comune di Reggio Calabria (unico finanziatore della Multiservizi di cui deteneva la quota del 51% del capitale sociale), prima venivano introitate nelle casse della Gst srl e poi da queste confluivano nelle tasche dei singoli privati'.

I finanzieri hanno ricostruito, andando a ritroso per oltre 10 anni, tutta la storia delle due società. Nel 2004 il Comune di Reggio Calabria, dopo l'esperimento di apposita procedura ad evidenza pubblica per l'individuazione del socio privato, ha costituito la Multiservizi Reggio Calabria Spa, società mista con capitale pubblico maggioritario - il cui socio privato, detentore del 49% del capitale sociale, era la società di scopo Gst Srl - per assicurare la manutenzione dei servizi a rete stradale, del servizio idrico integrato, la manutenzione di opere edili (patrimonio edilizio, edifici istituzionali, aree mercatali, lido comunale), la manutenzione degli impianti sportivi, di parchi, giardini, viali, parchi giochi ed aree a verde pubblico, di uffici giudiziari, della segnaletica stradale e pubblica illuminazione, la manutenzione ordinaria e straordinaria dei beni demaniali e patrimoniali comunali e attività connesse, come la pulizia dei locali e la sorveglianza.

Lo stesso giorno, con la sottoscrizione di un incomprensibile patto parasociale - contrariamente a quanto previsto dall'appena stipulato atto costitutivo e pur essendo il Comune detentore del 51% del capitale sociale della Multiservizi, 'il sindaco Scopelliti di fatto abdicava dal controllo della partecipata, assegnando in via esclusiva tutti i poteri di gestione al socio privato di minoranza Gst Srl'.

Le indagini condotte nell'ambito di una precedente operazione ('Mammasantissima') - ricorda ancora il gip nell'ordinanza eseguita dai finanzieri - forniscono in parte una spiegazione: ad esempio, in una conversazione del 14 maggio 2002, Paolo Romeo (destinatario di misura cautelare in quel procedimento penale) si compiace per una possibile vittoria di Scopelliti e fa riferimento all'appoggio elettorale proprio degli imprenditori che avrebbero avuto col tempo il controllo della partecipata.

Nel 2007 le due società, stipulano una convenzione e un disciplinare per lo svolgimento delle prestazioni previste dal contratto di servizio tra Comune e Multiservizi Spa, consistente nella prestazione di generici servizi (studio dei dati e controllo di gestione; progettazioni ed elaborazione di manuali di sicurezza; sviluppo di procedure amministrative, gestionali, di sicurezza; auditing legale, etc.) che la Gst Srl poteva assumere e definire in modo del tutto autonomo ed il cui compenso era determinato a priori - a favore della Gst - prescindendo del tutto dalla valutazione del costo dei servizi resi, come quota percentuale dei ricavi di Multiservizi.

E questa convenzione 'si rivelava un utilissimo strumento fraudolentemente predisposto dagli indagati per accaparrarsi ingentissimi e immeritati ricavi che avrebbero svuotato le casse di Multiservizi ai danni del Comune di Reggio Calabria e portato la società partecipata al fallimento'.

Le cifre sono chiare: tra il 2007 e il 2012, Multiservizi ha pagato alla Gst, un importo complessivo di 11.901.400 prevedendo in contabilità il pagamento di ulteriori 5.848.087. Ma il 'fiume di denaro' non si ferma qui: seguendo lo stesso schema fraudolento attuato per la Multiservizi, gli indagati stipulano tra la Gst e le società a loro riconducibili, che ne detenevano il capitale sociale, una serie di contratti di servizi nei quali, 'a fronte di generiche prestazioni d'opera in favore della Gst srl, erano stabiliti enormi compensi costituiti da una percentuale sui ricavi di quest'ultima, nonché rimborsi spese del tutto avulsi dal reale valore delle prestazioni fornite'.(Segue)