Regionali, l'Emilia non si Lega

Alessandro De Angelis
Zingaretti e Bonaccini

L’Emilia non si lega. È una rivolta del cuore profondo dell’Emilia a fermare il tentativo di “spallata” di Salvini, che ha trasformato queste elezioni in un referendum su di sé, mostrando (a differenza di quanto accaduto in Umbria) il volto più estremo, radicale e oltranzista. La caccia all’uomo via citofono, la Gregoretti, l’arroganza del vincitore annunciato hanno prodotto una profonda “reazione democratica”. La chiave è la partecipazione, ai livelli delle europee, dunque alta, segno che il voto è stato percepito come un voto politico. Ma più alta nelle province “rosse” che in quelle dove è forte il centrodestra: a Bologna, Reggio e Modena dieci punti in più di Parma, Piacenza Rimini.

Ecco, l’Emilia profonda si è risvegliata davanti al “pericolo”, per tante ragioni: la mobilitazione delle Sardine, non a caso ringraziate da Zingaretti, una accorta campagna di Bonaccini sul buongoverno locale e “nascondendo” il governo nazionale, il coinvolgimento di amministratori civici e di centrodestra nella lista del presidente, la vitalità del Pd, avanzato rispetto alle Europee. Con la stessa partecipazione, proprio alle Europee di sette mesi fa, il centrodestra vinse di 7 punti, con la Lega primo partito. Sette mesi dopo perde, sempre di sette punti e, nel momento in cui scriviamo, il Pd è il primo partito. È la prima, vera, sconfitta politica di Salvini che interrompe la marcia trionfale degli ultimi 20 mesi, con la conquista di otto regioni, sempre trainata dalla Lega: Molise, Friuli, Trentino, Abruzzo, Sardegna, Basilicata, Piemonte, Umbria.

Ecco, magari l’Emilia non è l’Italia, anzi proprio non lo è, per tante ragioni a partire dal Pil e da una crisi che, da quelle parti, ha avuto un impatto inferiore rispetto ad altrove. Ma anche nel voto calabrese, vittoria annunciata per il centrodestra, c’è una novità: la Lega cala di quasi dieci punti rispetto alle Europee ed è il terzo partito dopo Pd e Fratelli...

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