Regno Unito in tilt per Brexit: senza benzina e senza tacchino per Natale

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A sign outside a BP petrol station in Birmingham informing people that there is no fuel. Picture date: Tuesday September 28, 2021. (Photo by Jacob King/PA Images via Getty Images) (Photo: Jacob King - PA Images via Getty Images)
A sign outside a BP petrol station in Birmingham informing people that there is no fuel. Picture date: Tuesday September 28, 2021. (Photo by Jacob King/PA Images via Getty Images) (Photo: Jacob King - PA Images via Getty Images)

“Un fallimento da incompetenti nel preparare il paese alla realtà dell’era Brexit”, scrive spietato il Telegraph. Se fino al weekend scorso la mancanza di manodopera nel Regno Unito era stata oggetto di polemiche ma comunque limitate, di fronte alla mancanza di benzina il paese scoppia di tensioni sociali e attacchi politici al premier Boris Johnson. Risale infatti allo scorso fine settimana l’annuncio della British Petroleum sulla chiusura di alcune stazioni di rifornimento per mancanza di autotrasportatori di carburante. La causa è la Brexit, mista alla crisi da Covid.

Nell’ultimo anno molti camionisti hanno deciso di non fare più servizio in Gran Bretagna per non doversi fare ogni volta la coda sulla Manica a causa delle pratiche burocratiche scaturite dall’addio all’Ue. In più, la crisi economica da pandemia ha eliminato diverse aziende di autotrasporto. Il risultato ora è lampante: scaffali vuoti nei supermercati, prodotti agricoli a marcire nei campi perché non c’è la manodopera che li possa raccogliere. E ultima: la crisi della benzina.

Proprio nel giorno in cui il Consiglio Ue approva in via definitiva il fondo di riserva di 5 miliardi di euro per aiutare gli Stati membri maggiormente danneggiati dalla Brexit (Irlanda, Francia, Olanda), Johnson annaspa per via della Brexit. Il premier tenta di tamponare. Ha chiamato l’esercito per fare servizio alle stazioni di rifornimento alle code degli automobilisti preoccupati di non poter fare il pieno. Stamane un uomo ha minacciato il conducente di un’auto con un coltello, accusandolo di aver cercato di saltare la fila. La tensione è alle stelle.

Il ministero della Difesa ha allertato 150 autisti dell’esercito per formarli al trasporto di carburante, cosa che comunque richiederà almeno dei giorni, se non settimane. In più, il governo sta valutando di sospendere la legge sulla concorrenza tra le compagnie petrolifere, che secondo il ministro alle Attività Produttive Kwasi Kwarteng agevolerebbe la condivisione di informazioni sulla fornitura di carburante tra le aziende per dare priorità ai settori più bisognosi, come il comparto sanitario e le scuole.

Ma la dura realtà della Brexit costringe Johnson a tornare in qualche modo sui suoi passi anche nella politica dei visti. Il governo ha lanciato un’offerta di visti temporanei a 5mila autisti stranieri di autocisterne e camion alimentari (oltre che a 5.500 lavoratori avicoli) nel periodo che precede il Natale. Il rischio - vero e proprio ‘allarme’ per le famiglie britanniche - è che anche il tacchino manchi l’appuntamento con le tavole imbandite per Natale. Ma le Camere di commercio britanniche hanno già criticato la misura del governo come “insufficiente”. Quale autotrasportatore infatti accetterebbe di lavorare in Gran Bretagna per tre mesi e poi stop?

Il governo sta cercando anche di accelerare il processo per ottenere la patente di guida di mezzi pesanti, quasi un milione di lettere sono state inviate agli autisti di mezzi pesanti esistenti per incoraggiarli a tornare nel settore e ci sono piani per formare altri 4mila autisti.

Messa così, sembra quasi una supplica. Come quella che Johnson ha tentato con Joe Biden, nel loro incontro alla Casa Bianca il 21 settembre scorso. Il premier britannico sperava in un accordo bilaterale commerciale, che lo salvasse dall’isolamento della Brexit. Non è andata così. Il presidente Usa glissa sull’argomento e ogni volta che può non nasconde il suo disappunto per le conseguenze che la Brexit rischia di scatenare tra Dublino e Irlanda del Nord: Biden ha origini irlandesi.

Intanto il problema non è solo la carenza di camionisti. Il settore dell’agricoltura non se la passa meglio. La mancanza di immigrati dall’Europa sta facendo letteralmente marcire frutta e verdure nei campi. I produttori hanno iniziato a regalare i propri ortaggi piuttosto che lasciarli nei campi a deteriorare. L’unione nazionale degli agricoltori NFU ha chiesto aiuto al governo ma la verità è che è difficile attrarre forza lavoro locale. In pochi sono disposti a spostarsi periodicamente nelle zone rurali per questo genere di lavori, persino al doppio della paga.

Johnson è riuscito a chiudere l’accordo con l’Ue sulla Brexit, a differenza del suo predecessore Theresa May. Ma ora la sua strada politica sembra in salita, in vista delle elezioni del 2024. Tre settimane fa il premier è finito nella bufera, anche nel suo stesso partito, per la decisione di aumentare le tasse di 12 miliardi di sterline l’anno, l’aumento più alto degli ultimi settant’anni nel Regno Unito destinato alla National Insurance, la previdenza per le pensioni statali e i servizi sociali. Obiettivo: dare più fondi al National Health Service, la sanità pubblica, per rispondere alla crisi Covid. Ma per Johnson ha voluto dire rimangiarsi una promessa di campagna elettorale: “No new taxes”. La Brexit è stata la sua fortuna. Potrebbe essere la sua fine politica.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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