Remuzzi: "Sì al vaccino per i bimbi dai 5 a 11 anni. Benefici maggiori dei rischi"

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(Photo: Aleksandr Zubkov via Getty Images)
(Photo: Aleksandr Zubkov via Getty Images)

“Dato che i bambini si ammalano raramente, ne vale la pena?”. Giuseppe Remuzzi, direttore dell’istituto Mario Negri, riporta sul Corriere della sera le domande che le madri pongono a proposito della vaccinazione nella fascia d’età 5-11 anni. Il medico prova a tranquillizzare i genitori, rispondendo punto per punto ai loro dubbi.

Negli Stati Uniti solo nell’ultima settimana di settembre sono stati registrati 170 mila contagi pediatrici, mentre dall’inizio della pandemia i bambini positivi al coronavirus sono stati quasi sei milioni con 520 morti (di questi 143 avevano tra i cinque e gli undici anni), da noi i casi confermati fino al 15 settembre nella popolazione 0-19 anni sono stati 741.356, con 33 morti. E c’è di più, se un bambino si ammala di Covid-19 può contrarre, anche se raramente, la sindrome infiammatoria multisistemica che provoca un danno al cuore, ai polmoni, al cervello, ai reni e ad altri organi, è una malattia difficile da curare e lascia strascichi anche molto spiacevoli.

La vaccinazione è raccomandata dai pediatri non solo per la sicurezza del bambino, ma anche per contenere la diffusione della pandemia: un alunno potrebbe contrarre il virus a scuola, poi tornare a casa e infettare i genitori. Negli Stati Uniti si attende a breve il via libera dei Cds, dopo quello della Fda. Lo stesso dovrebbe poi arrivare dall’Ema e quindi dall’Aifa.

Finora è stato studiato su 2.250 bambini tra i cinque e gli undici anni, che hanno avuto una dose molto più piccola di mRna, 10 microgrammi in due somministrazioni, invece che i 30 che si danno a chi ha più di 12 anni o agli adulti, sempre in due somministrazioni. La procedura dell’approvazione in emergenza è comunque molto rigorosa e i 10 microgrammi sono stati scelti con molta cura per assicurare la massima risposta anticorpale anche contro le varianti, al punto che si riusciva a prevenire la malattia nel 90% dei bambini. La conclusione è sempre la stessa: i benefici del vaccinarsi superano di gran lunga i rischi, anche se sono io il primo ad ammettere che per chi soffre di una complicanza da vaccino, specialmente se «grave», non è una grande consolazione sapere che gli altri invece sono stati bene

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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