René Magritte: le opere, la biografia e lo stile del pittore belga

René Magritte pittore

La realtà non è mai come la si vede: la verità è soprattutto immaginazione è un’aforisma di René Magritte, uno dei pittori belga più celebri al mondo e la sua immaginazione è ciò che più ha caratterizzato la sua vita, e le sue opere.

La vita e il suo approccio artistico

Magritte è nato a Lessines, un piccolo comune del Belgio nella provincia vallona dell’Hainaut, nel 1898. René è certamente uno degli artisti più riconoscibili del Novecento, oltre a essere uno dei maggiori esponenti del movimento del surrealismo.

L’artista del surrealismo figlio di un sarto e di una cappellaia, passò un’infanzia tranquilla fino a quando la madre morì suicida annegandosi nel fiume Sambre, a causa dei suoi disturbi mentali. Questo avvenimento, e in generale i disturbi della madre, influenzarono molto l’opre dell’artista. Infatti le sue opere e i suoi pensieri, rappresentano spesso l’angoscia e lo smarrimento dell’uomo di quel tempo, che si trova ad affrontare le problematiche e i misteri della vita.

In età adulta, Magritte si iscrisse all’Accademia delle Belle Arti di Bruxelles. I suoi esordi iniziarono sperimentando dapprima le forme artistiche del cubismo, poi del futurismo. Successivamente la svolta artistica grazie all’incontro con Giorgio De Chirico, che lo influenzò e lo portò verso un cammino artistico del tutto nuovo: il surrealismo. Qui incontrerà Salvador Dalì, capostipite del surrealismo, nonostante lo stile dei due sia praticamente agli antipodi.

Da questo momento in poi, il suo obiettivo primario sarà quello di dar spazio al mondo dell’inconscio, dell’irrazionale e dell’istinto. La sua vita nel mondo artistico è caratterizzata da una forte produzione di opere di estremo valore, e quest’ultimo gli sarà riconosciuto soprattutto dopo la sua morte. Morirà nel Belgio, a Schaerbeek, nel 1967, a causa di un grave tumore al pancreas.

René Magritte: la pittura e lo stile

Il senso dello spaesamento insieme alla perdita totale di punti di riferimento è ciò che più caratterizza la pittura di Magritte. L’artista basa la sua pittura essenzialmente su una tecnica chiamata “trompe l’oeil”. Lo stile tipico di Magritte è illustrativo dalle connotazioni quasi infantili. Tuttavia le sue opere mantengono un aspetto pittorico che non vuole ricercare quell’illustrismo fotografico più realistico.

Le sue rappresentazioni raffigurano, tendenzialmente, la realtà e un’immagine naturalistica, al punto che tra loro si confondono. Con molta suggestione, trasforma anche gli elementi presenti all’interno delle sue opere. Crea delle vere e proprie metamorfosi tra elementi naturali e oggetti.

Le opere più importanti

Qui di seguito, vogliamo illustrarvi tre delle sue opere più importanti e famose del pittore surrealista Renè Magritte:

Gli amanti (1928)

Il famoso bacio di una coppia di cui vediamo coperte entrambe le teste. Si dice che questa ispirazione venne dal padre che, per contrastare le problematiche della moglie che soffriva di disturbi mentali gravi, copriva il capo della donna per tranquillizzare le sue crisi. L’immagine, al di là dei ricordi che possono avere influenzato Magritte, è conturbante. Il quadro descrive un amore decisamente passionale ma allo stesso tempo impossibile da vivere pienamente per i due amanti, a causa di un velo che non permette né di vedersi, né di avere un dialogo.

Il tradimento delle immagini (1929)

È uno dei suoi più celebri dipinti, che almeno una volta nella vita avrete avuto occasione di vedere. In questa opera viene rappresentata una pipa, e un accattivante gioco di parole “Questa non è una pipa”, proprio al di sotto di essa. Spicca, in questa maniera, la distorsione della concezione del reale, e sprigiona l’antitesi tra ciò che riproduce l’immagine e la negazione stessa, attraverso l’utilizzo la frase sottostante.

Golconda (1953)

Un quadro che, certamente, vuole sprigionare in pieno un senso di ribellione nei confronti del mondo reale. Rappresenta in modo standardizzato, una grande quantità di uomini che indossano tutti lo stesso abito, e compongono una sorta di “pioggia” umana, con sfondo un cielo blu e dei palazzi. Il quadro rivela un senso della profonda angoscia per la meccanicità rappresentata dalla schiera di uomini impassibili in primo piano. A questa angoscia si contrappone a un senso positivo, quasi di libertà, della possibilità dell’uomo di poter volare.